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NUDA SEI SEMPLICE

Fra le poesie piu’ belle di Pablo Neruda, “nuda sei semplice”, noi la ricordiamo recitata dalla voce inconfondibile di Massimo Troisi nel film “Il Postino”che consacro’ l’attore napoletano nell’olimpo delle star del cinema.

Ispirato al romanzo del cileno Antonio Skarmeta, il film uscito il 1 settembre 1994 racconta l’ amicizia nata fra il poeta cileno Pablo Neruda e il postino Mario Ruppolo , personaggio di fantasia, interpretato dall’attore napoletano.

Troisi mori’ nel sonno poche ore dopo la fine delle riprese, non vide mai la pellicola finita, e francamente questa cosa a me ha fatto sempre venire i brividi, perche’ ne ho sempre percepito la metafora della vita che come poesia non ha mai fine, ed e’ come dire che il nostro essere sulla terra e’ precario, imprevedibile e sacro.

Nuda sei semplice come una delle tue mani, liscia, terrestre, minima,rotonda, trasparente,

hai linee di luna, strade di mela, nuda sei sottile come il grano nudo.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba, hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli, nuda sei enorme e gialla
come l’estate di una chiesa d’oro.
Nuda sei piccola come una delle tue unghie, curva, sottile, rosea finche’ nasce il giorno
e t’addentri nel sotterraneo del mondo
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori: la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda…

Pablo Neruda

La pellicola, che presenta molteplici differenze con la storia originale raccontata da Skarmeta, fu l’ultima emozionante interpretazione del Pulcinella senza maschera , il meraviglioso, unico, immenso Massimo Troisi.

La sua morte alla fine delle riprese ha lasciato a noi tutti la sensazione che quella storia , la sua e quella di Mario, non fosse conclusa e non dovesse concludersi.
I piu’ romantici, qual io sono, di quel legame in versi, raccontato dall’artista napoletano e dal magistrale Philippe Noiret, non ne avrebbero mai avuto abbastanza. Cosi’ come quegli occhi scuri e sognanti, innamorati e sofferenti e la sua voce tremante. Appariva chiaro che stesse per lasciarci, eppure, nonostante le condizioni piu’ che precarie, Troisi non si risparmio’ in nessuna scena, anzi, si dedico’ a ognuna di esse cosi’ intensamente da giungere stremato al termine di un lungo e ottimo lavoro.

Il film, quel film, e’ il regalo piu’ grande che potesse farci , un’ eredita’ importante che nessuno, ahinoi, ha saputo e saprebbe raccogliere. Risulta difficile, quasi impossibile immaginare un Mario diverso, senza i capelli ricci e l’espressione vera e ingenua, la risata dolce, la spontaneita’ del carattere, senza quegli occhi tristi e poetici.

Insomma, senza l’animo di Massimo Troisi.
Di ritorno da Procida, da una spiaggietta, per l’appunto, del Postino dove fu girata una scena del film mi e’ parso spontaneo vederlo su quella riva accanto al vero Pablo Neruda a chiacchierare come vecchi amici, a interrogarsi su quanta poesia ci sia intorno a noi- Lei crede che il mondo intero sia la metafora di qualcosa?- a scherzare, a chiedersi quando e se il comunismo avrebbe, finalmente trionfato.

Sono certa che la sua nobilta’ d’animo cosi’ come la sua profondita’ non sarebbero state trascinate via dalle onde, ma rese in una qualche rima del vate.
Chiunque abbia amato, almeno una volta nella vita, ha tentennato dinanzi alla sua Beatriz e ha desiderato, ardentemente, che ella lo guardasse come Mario- Massimo guarda la sua musa, la sua poesia mai scritta piu’ bella.

Un meraviglioso incontro di passione e nostalgia, di amore e poesia.
Indimenticabile.
Come Pablo Neruda.

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto 909 Letterario

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