Oggi il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato le linee guida del suo mandato in via Arenula intervenendo in audizione alla Commissione giustizia del Senato: “L’omogeneità di questo Governo e la solidità della maggioranza consentono di approvare” una serie di misure “di vasta prospettiva che consentano di risolvere le criticità” della giustizia, che sono “infinite” e “costituiscono un elemento di freno della nostra economia e di disincentivo agli investimenti, comportando, secondo la Banca Mondiale e altri studi qualificati una perdita pari a quasi il 2 per cento del Pil“, ha spiegato.

Sul tema della disciplina delle intercettazioni, ha annunciato che ne verrà fatta “una profonda revisione, vigileremo in modo rigoroso su ogni diffusione che sia arbitraria e impropria”. Secondo Nordio le intercettazioni attraverso la “diffusione selezionata e pilotata” sono diventate “strumento micidiale di delegittimazione personale e spesso politica. Non si è mai vista una condanna sulla base delle sole intercettazioni”. Soprattutto, “non è più ammissibile che le conversazioni finiscano sui giornali. Non sarà più tollerata la fuga di notizie in merito alle intercettazioni. Verranno avviate subito le ispezioni. Vigileremo in modo molto rigoroso su ogni diffusione che sia arbitraria e impropria”. L’uso delle intercettazioni in Italia è “di gran lunga superiore alla media europea e alla media dei paesi anglosassoni con costi elevati” ed esiti che “spesso non concludono nulla”.

Tra le priorità, ha poi fissato “la modernizzazione del sistema carcerario”, poiché “è irrazionale che le stesse strutture debbano ospitare detenuti condannati in via definitiva e quelli in attesa di giudizio. In merito alla carcerazione preventiva, il paradosso più lacerante è che, tanto è facile oggi entrare in prigione prima del processo, da presunti innocenti, quanto è facile uscirne dopo la condanna, da colpevoli conclamati. Orbene, la custodia cautelare, proprio perché teoricamente confligge con la presunzione di innocenza, non può essere demandata al vaglio di un giudice singolo”. Intanto, entro il 2025 saranno fatte 2800 assunzioni per rinfoltire le fila della Polizia Penitenziaria.

Diverse le riforme messe in cantiere, a partire dalle carriere: “Non ha senso l’appartenenza dei pm allo stesso ordine dei giudici: svolgono un ruolo completamente diverso”. Sarà inoltre avviata una riforma del codice penale, che “è del 1930 e, nella sua relazione di accompagnamento, viene indicato come la più significativa espressione dell’ideologia fascista. Esso, tuttavia, è stato modificato solo in pochi elementi, sopprimendo i reati più odiosi e introducendone altri, principalmente attraverso leggi speciali, non sempre coordinate con la sua struttura. Al contrario, il codice di procedura penale, che disciplina le indagini e il processo, è relativamente recente.

Questa contraddizione va risolta: occorre, quindi, una riforma del codice penale, adeguandolo nei suoi principi al dettato costituzionale. Proporremo una profonda revisione di quei reati che intimoriscono gli amministratori senza tutelare i cittadini, rallentando o impedendo quella collaborazione tra gli uni e gli altri, con effetti perniciosi per la certezza dei rapporti giuridici e più in generale sullo sviluppo del paese. In un secondo momento, saranno elaborate le proposte che incideranno più radicalmente nel sistema complessivo. Il lavoro preliminare è già iniziato, con il progetto di istituire le opportune commissioni e gruppi di lavoro. Ma poiché alcune riforme richiederanno una revisione costituzionale, i tempi saranno meno brevi”.

Entro il 30 giugno 2023, ha proseguito Nordio, “saranno adottati i decreti attuativi della riforma del processo civile. Verrà data, inoltre, piena attuazione alla riforma costitutiva dell’Ufficio per il Processo attraverso la definizione della relativa disciplina organica e il completamento del piano di assunzione degli addetti assegnati ai vari distretti e alla Corte di Cassazione”. Il guardasigilli ha spiegato che la giustizia civile “oltre a costituire un fattore essenziale di tutela dei diritti e delle persone, soprattutto quelle più deboli, ha un rilevantissimo impatto sull’economia”. Insomma “una giustizia efficiente garantisce la protezione dei diritti di proprietà e dei crediti, e favorisce dunque l’accumulazione di capitale, il finanziamento delle imprese, l’efficiente allocazione delle risorse, la competitività e il potenziale di crescita di un territorio. L’eccessiva durata dei processi civili in Italia agisce ancora come un freno per la nostra economia. Cruciale è dunque la riduzione dei tempi di definizione, perchè a ogni 10% in meno di durata dei processi corrisponde un aumento della dimensione delle imprese. L’Amministrazione della giustizia profonderà, dunque, il suo massimo impegno nell’attuazione degli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”.

“Nella medesima prospettiva di tutela del tessuto economico nazionale – aggiunge il ministro – si inserisce la riforma delle norme sull’insolvenza, che persegue l’obiettivo di offrire nuovi e più efficaci strumenti agli imprenditori per sanare quelle situazioni di squilibrio economico-patrimoniale che appaiono reversibili, grazie al ricorso alla “composizione negoziata della crisi”, vero cuore della nuova normativa dell’insolvenza. Va in proposito segnalato che è in corso di istituzione l’Osservatorio permanente sull’efficacia delle misure di composizione negoziata della crisi e delle misure di allerta, prevista dall’articolo 353 del Codice. A breve, sarà operativo l’albo dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui abbiamo detto, come da Convenzione siglata da questo ministro con Equitalia Giustizia s.p.a. in data 2 dicembre 2022″.

In cantiere anche misure per la trasformazione digitale: “verrà realizzata nell’ambito della giurisdizione e in quello dell’attività amministrativa, al fine di innalzare il livello dei servizi garantiti ai cittadini, ai professionisti e alle imprese attraverso le piattaforme telematiche, nonché allo scopo di migliorare le condizioni di lavoro degli operatori della giustizia”.

Anm: le intercettazioni sono uno strumento importantissimo
“Le intercettazioni sono uno strumento importantissimo soprattutto nel contrasto alla la criminalità mafiosa e terroristica”. Lo sottolinea il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, interpellato dall’Ansa. Proprio la presenza radicata delle organizzazioni mafiose in Italia spiega “l’uso superiore a quello di altri Paesi” che si fa delle intercettazioni in Italia. “Siamo assolutamente d’accordo che non debbano causare lesioni al diritto di riservatezza. Una legge è stata fatta qualche anno fa per questo. Vorremmo sapere dal ministro, prima dell’annuncio della riforma, se quella legge ha funzionato o meno”, aggiunge.

A cura di Televideo – Foto Imagoeconomica

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