BEPPE MAROTTA MANAGER INTER CALCIO URBANO CAIRO PRESIDENTE DI RCS - TORINO CALCIO

Leggi Procuratore sportivo ma capisci, strada facendo, che, da attore marginale è diventato sempre più un protagonista e una star.
Già, questa l’evoluzione di quello che un tempo era semplicemente un agente, oggi diventato quasi un deus ex machina, capace di cambiare le sorti della carriera di un calciatore, nel bene o nel male o, ancora di più, di sconvolgere i piani di una società con il proprio operato.
E se si pensa che in un passato, ma mica tanto lontano, questo ruolo veniva spesso considerato in maniera superficiale, addirittura appariva nocivo e dannoso per l’universo calcistico, accusato di aver corrotto i costumi dello sport più bello del mondo, la figura del procuratore sportivo andrebbe analizzata cercando di andare oltre gli stereotipi che rendono quasi impossibili un discorso quanto più oggettivo e intellettualmente onesto.

Dal punto di vista storico, la prima forma di agente nasce per essere legata ad aspetti squisitamente di natura legale. Molti gli avvocati che si sono specializzati in materia sportiva per accompagnare i propri assistiti nelle problematiche di tipo legale nel corso delle carriere sportive. A seguito del processo di spettacolarizzazione del calcio, foriero di un sempre crescente valore iconico del calciatore, la consulenza legale si è estesa progressivamente anche a campi extra calcistici, come la sponsorizzazione e la gestione dell’immagine del professionista.
E dunque, da semplice avvocato, la figura del procuratore si è evoluta in un vero e proprio negoziatore e procacciatore di soluzioni per il proprio cliente, giungendo a un idea, direi attuale ai tempi nostri, di un professionista in grado non solo di condurre negoziazioni, ma anche e soprattutto di trovare soluzioni per la carriera dei propri assistiti.

E non abbiamo ancora finito!
Oggi si assiste a un’evoluzione ancora più raffinata e completa, perchè il procuratore sportivo non necessariamente proviene dal mondo giuridico, ma ha nel calcio la sua unica fonte di guadagno ed e’ un professionista in grado di seguire a trecentosessanta gradi le carriere dei calciatori.

MY GOD!

L’evoluzione di questo ruolo si deve principalmente a un banale incrocio tra domanda e offerta. Chi non sa che il mondo del calcio appare ai più come una miniera d’oro, fonte di ricchezza quasi perpetua? Per questa ragione, con tutta probabilità, tanti appassionati hanno ben pensato di intraprendere la carriera di agente per garantirsi lauti, e qualcuno ha pure immaginato, facili introiti. Anche perchè, mi si conceda l’illazione, sebbene in molte
circostanze non sia così, il mondo dello sport, soprattutto quello del calcio, risulta agli occhi di molti come “democratico”, capace di rendere ricchi anche coloro che non abbiano vissuto carriere brillanti da un punto di vista accademico.

Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio, e pensiamo piuttosto a dotarci di procuratori capaci, anche perchè questa non è una vera e propria professione, non esiste un manuale, non esistono professori, ma sono importanti da sviluppare alcune qualità, esogene ed endogene, come l’abnegazione, la dedizione e la capacità di creare e mantenere rapporti forti e duraturi. Centrali sono poi le doti dialettico-persuasive sia per la professionalità, ma anche nel processo di accompagnamento dei giovani calciatori, sia nella proposizione di negoziazione con i club.

E veniamo alla domanda scottante. Ma oggi chi governa il gioco? Il presidente di una societa’ di calcio, o i procuratori sportivi?
E’ una questione, credo, soprattutto di potere di mercato. I presidenti contano poco, perchè il calcio oggi lo comandano i giocatori, attraverso i propri agenti! Che tutto, o quasi, possono, e tutto, o quasi, decidono. I Presidenti ormai si trovano costretti a comprare più procuratori che giocatori. E dunque? Francamente non so se la strada sia di demonizzare i procuratori.

Qualcuno li vorrebbe bruciare sulla piazza come tante streghe, colpevoli del pregiudizio e di quel reato che una perifrasi del tribunale definirebbe “circonvenzione d’incapace”. Perchè è fuori dubbio che non siano state “le streghe” a provocare l’incantesimo di un calcio che spende troppo e fuori direzione, ma l’incapacità di molti presidenti di organizzare società dove la scelta dei calciatori dipenda esclusivamente da valutazioni personali, e non da lobby di qualsiasi genere, compresa quella dei procuratori.

In tutta questa giungla, l’unico vero auspicio è che torni a splendere “il sole” o meglio la “ luce del sole” dove si può vedere e capire di più anche dopo questo Mondiale del Qatar. Il calcio ne ha bisogno, forse ci apparirebbe ancora più bello. La luce del sole, quella che rende più nitide anche le persone, anche se abbaglia gli insoddisfatti, siano essi i presidenti, i manager o i tanto chiacchierati allenatori!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Imagoeconimca

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