Non volevo scrivere di guerra, eppure davanti al foglio bianco la testa continua a tornare lì.
Uno storico Francis Fukuyma ha detto una cosa a mio parere giusta: l’invasione dell’Ucraina non la si può classificare solo come una guerra tra Kiev e Mosca, e neppure come un conflitto tra la Russia, l’Europa e più in generale l’Occidente.
Qui si combatte una battaglia decisiva tra democrazie e regimi autoritari.

Certo non si può non guardare l’eroica resistenza ucraina nelle città martoriate dall’artiglieria russa, nè non provare sdegno e commozione di fronte a milioni di donne e bambini in fuga dai missili e dai cecchini. Tuttavia questo è solo un aspetto del problema che ci sta di fronte, perchè ciò che si è messo in moto nella notte tra il 23 e il 24 di febbraio, con l’ordine di attacco impartito dal Cremlino, è qualcosa di più grande, che segna un cambiamento del mondo, un passaggio da un periodo a un altro.

Un fenomeno che mi vien da dire era già larvatamente in atto prima che scoppiasse la guerra in Ucraina, ma nessuno ha avuto, o voluto avere orecchie e occhi per sentire e guardare, presi com’eravamo da problemi, sicuramente importanti, come il surriscaldamento del pianeta, e poi il Covid ha fatto il resto.
Ma mentre si discuteva di transizione ecologica e di vaccini, altrove qualcuno progettava una transizione politica per spingere il mondo verso un sistema dove gli ideali liberal – democratici non avessero diritto di cittadinanza.

Siamo definitivamente fissi con lo sguardo su ciò che succede in Ucraina, ma forse quello sguardo dovremmo volgerlo anche altrove, e osservare cosa sta accadendo in Cina, Turchia, Corea del Nord, Africa e SudAmerica. Ci accorgeremmo, ahimè, dello stato delle democrazie nel mondo, e scopriremmo che per la prima volta, dopo parecchio tempo, i regimi autoritari hanno superato quelli democratici.

Se questo è lo scenario, e ancora fatichiamo a capire, si capisce che la guerra in Ucraina, che ragionevolmente definiamo come un attacco di un Paese dispotico contro un altro in cerca di libertà, è solo un aspetto del fenomeno in corso.
Ormai di fatto si parla di guerra come se fosse una cosa normale.

Il generale dell’aereonautica Luca Goretti ha detto tranquillamente. “i nostri aerei volano a pochi chilometri, basta un attimo ed è guerra”.
Molti italiani continuano a restare contrari a inviare le armi a Kiev: 7 su 10 non sono favorevoli eppure stiamo offrendo armi all’Ucraina. Ormai in ogni terrazza che si prefigga di parlare di politica e di guerra, non si riesce a tener discorso per almeno mezz’ora sui missili Stinger e gli anti carro Javelin.
Può darsi che esagero, ma mi pare che passando di arma in arma stiamo raggiungendo vette sublimi.
E cioè armi nucleari, armi chimiche, batteriologiche o termobariche.

Anche qui si sta superando il limite: quello che fino a ieri era tabù ormai è ingrediente quotidiano di conversazione.
Niente sarà più come prima: perchè il conflitto non riguarda solo Kiev: Putin sarà bandito dal mondo civile, come accadde con Saddam Hussein, ma il problema è se il mondo civile sarà ancora quello che conosciamo.

Vero è che ci si abitua a tutto, soprattutto quando il tutto viene triturato dall’overdose di informazione quotidiana.
Ma non possiamo normalizzare l’orrore.
Non può essere che la Terza Guerra mondiale diventi una banalità di routine.
Io proprio non ci riesco, non so Voi!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Imagoeconomica

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