Murano

Venezia e la sua laguna sono indubbiamente un patrimonio ricco di risorse naturali e artistiche, ma anche un territorio ricco di sorprese, nascoste tra le calli, le chiese e i monumenti, o tra quelle terre emerse, più o meno note, che vengono comunemente chiamate isole. Sono all’incirca settanta, quelle di cui si conosce il nome, che si dipanano tra velme, ghebi e barene: alcune sono state abbandonate negli anni, altre recentemente recuperate, altre ancora sono scomparse e se ne trova traccia solo nei racconti popolari, nelle cronache o in antiche mappe.

Suddivise tra Laguna Nord e Laguna Sud, tra le più importanti troviamo indubbiamente Murano, Burano, Torcello, San Secondo, San Michele, Lazzaretto Nuovo, Certosa, Sant’Andrea, Lido, Pellestrina, San Servolo, Lazzaretto Vecchio, Santa Maria delle Grazie, Poveglia e Santo Spirito.

Al solo citarle, inevitabilmente la mia mente viaggia nel passato, e precisamente ritorna a quando, bambina – ero in quarta elementare – insieme alla maestra Raffaella e ai miei compagni di classe andammo in gita a Murano e Burano. Era la nostra prima vera gita, di un giorno intero, con pranzo al sacco e la responsabilità della banconota da cinquemila lire che mi avevano dato i miei genitori e che sarebbe servita per comprare un ricordino da portare a casa.

Murano, isola di pescatori e artigiani, grazie al suo porto che attualmente si chiama Porto di Sant’Erasmo, fin dalle sue origini rivestì un importante ruolo commerciale; ma fu nel 1295, grazie ad un decreto della Serenissima che imponeva il trasferimento da Venezia all’isola di tutte le fornaci esistenti, che divenne un centro industriale dedicato alla lavorazione artistica del vetro, di cui oggi conserva il primato di eccellenza e che la rende famosa in tutto il mondo.

Ad allietare la vista e colorare occhi e cuori, oltre al vetro, ci pensano anche le casette variopinte, caratteristiche dell’isola, e i numerosi negozi di souvenir che si possono ammirare passeggiando lungo i suoi canali d’acqua, in modo particolare il Canal Grande, e che la dividono in cinque piccole isolette, rendendola di fatto una piccola Venezia in miniatura.

Murano è di fatto raggiungibile solo via acqua: è possibile scendere col Vaporetto alla fermata Colonna e camminare lungo la Fondamenta dei Vetrai dove, poco prima del Ponte Longo, si può visitare la Chiesa di San Pietro Martire che tutt’oggi custodisce alcuni capolavori d’arte tra cui la “Madonna col bambino in trono tra angeli e santi” di Giovanni Bellini e “San Girolamo nel deserto” di Paolo Veronese.

Sulla sponda opposta di Ponte Longo, dopo aver percorso Riva Longa, si incontra Palazzo Giustinian, che ospita il Museo del Vetro, scrigno e custode di oltre 700 anni di storia e tradizione. Alla fine delle Fondamenta sorge il Duomo, dedicato ai Santi Maria e Donato: testimonianza di arte Veneziana-Bizantina, è caratterizzato all’esterno da un imponente abside esterno circondato da due linee di archi a tutto sesto su colonne gemelle, arricchite con importanti capitelli, all’interno da un pavimento a mosaico del 1140 con figure di pavoni, aquile e altri animali.

Durante quella famosa gita andammo a visitare la Cattedrale del vetro di Santa Chiara, una delle vetrerie più antiche dell’isola, originariamente cattedrale abitata da un gruppo di monaci Agostiniani, poi da un gruppo di suore Benedettine e infine dalle Suore Francescane di Santa Chiara che le danno il nome, e successivamente sconsacrata. Tra i miei ricordi più belli di quella gita, gli artigiani che all’interno della Chiesa soffiavano il vetro creando bolle colorate di diverse misure, a cui davano forme di animali, gondole, campanelle e oggetti vari: ne rimasi talmente affascinata che spesi tutti i soldi che avevo per acquistare un cavallo di vetro soffiato che ancora oggi troneggia sul mobile del soggiorno a casa dei miei genitori.

Sono oggetti bellissimi, imperfetti perché frutto di una lavorazione manuale che li rende unici ed irripetibili, perciò assolutamente preziosi, caratterizzati da colori molto vivaci, mischiati tra loro con fervida fantasia dai maestri vetrai. A conferirne e confermarne l’origine e la garanzia, visto il dilagare della vendita di cloni di fattura industriale, un sigillo anticontraffazione a marchio “Vetro artistico di Murano”.

Sorella (quasi gemella) di Murano, è la vicina Burano: anch’essa terra di pescatori, caratterizzata da case variopinte che, secondo la leggenda, erano state colorate per essere riconoscibili fin da lontano dai pescatori buranelli che vi facevano ritorno dopo lungo tempo; i colori una volta erano inoltre utilizzati per delimitare le proprietà.

Burano, oltre per la lavorazione del vetro al lume, è famosa per la lavorazione del merletto che, secondo la tradizione, sarebbe il dono che la regina delle Sirene, tessendo la spuma del mare, offrì ad un giovane pescatore, ammirata dalla sua virtù. Passeggiando sulle sue rive e nei campielli, è frequente incontrare donne intente a chiacchierare e ridere tra di loro mentre ricamano il merletto col tombolo.

Dimora di grandi artisti come Baldassarre Galuppi, Remigio Barbaro e Pino Donaggio, nonché ispiratrice dell’Arte Buranella, l’isola è una tra le dieci città più colorate al mondo e vanta una tradizione culinaria tra cui spiccano gli esse, biscotti tipici, e il risotto di gò, pescato locale.

Da visitare Piazza Galuppi, unica piazza dell’isola, col campanile storto sullo sfondo; il Museo del Merletto, il Palazzo del Municipio, il pozzo in pietra d’Istria e la statua di Baldassarre Galuppi realizzata dall’artista buranello Remigio Barbaro, la Chiesa di San Martino Vescovo che custodisce una famosa tela di Gian Battista Tiepolo, e la Cappella di Santa Barbara. Passeggiando tra le piccole vie dell’isola è impossibile non notare i capitelli posti all’entrata delle calli.

Minimo comune denominatore per vivere al meglio queste due isolette, è perdersi: perdersi tra le calli, i ponticelli, i colori, i sapori, le persone, e tra le case che, affacciandosi e specchiandosi sui canali, danno vita ad importanti… riflessioni!

A cura di Sara Patron – Foto Repertorio

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