Sono ventuno i trofei nazionali, due Champions, una Coppa Uefa, un’Europa League e una Conference per un totale di ventisei titoli in ventidue anni di carriera festeggiati ieri.

Eppure Josè Mourinho, il tecnico della Roma ancora non si accontenta.

Sono passati via velocemente questi anni, ma voglio continuare – racconta lo Special One, ospite in Portogallo del ‘Quinas de Ouro‘, premio del calcio lusitano – Sto bene, mi sento forte, motivato, mi piace vincere, odio perdere, non è cambiato nulla“.

Poi ci ripensa un attimo: “Forse il colore dei capelli è cambiato, quello sì, e anche le rughe“, ma quando si tratta di allenare le idee sono ben chiare. “Sono pronto a continuare. Non per altri 22 anni, perché non ci sarebbe tempo, ma per qualche anno in più“. Perché come 22 anni fa la sua natura resta sempre la stessa e l’espulsione di domenica scorsa contro l’Atalanta ne è la dimostrazione. “Non è una novità per me – spiega – Rispecchia il mio modo di essere e non lo voglio cambiare“.

Odiato o amato, non esistono vie di mezzo per Mourinho che nei suoi nove club allenati ha sempre, o quasi, trovato il modo di vincere. Raramente non ci è riuscito come nelle prime esperienze al Benfica e al Leiria o quando arriva sulla panchina del Tottenham, club con cui guadagna comunque la finale di coppa di lega, ma senza riuscire a disputarla perché esonerato prima.

Un licenziamento che di lì a poco lo porterà in Italia, più precisamente sul versante giallorosso di Roma, città dove riporterà un titolo quattordici anni dopo l’ultimo conquistato da Spalletti. La vittoria in Conference, infatti, è stata la ciliegina sulla torta della passata stagione “perché abbiamo fatto quello che nessuno si aspettava“. L’obiettivo per quest’anno, invece, “è cercare di fare meglio“. Anche se secondo lo Special One la Roma non ha lo stesso potenziale economico dei suoi rivali. “Abbiamo fatto un mercato da sette milioni di euro, ma abbiamo qualità, passione, tante persone a cui piace lavorare insieme, che è una cosa importante, e poi a fine stagione vedremo“.

A cura di Roberto D’Orazi – Foto Imagoeconomica

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