Il mondo scende in piazza per dire “no” al razzismo. Dopo la morte di George Floyd non si è messa in marcia solo l’America. Il movimento Black Lives Matter ha varcato i confini e, rimbalzando di paese in paese, è diventato la voce delle minoranze, la voce di chi urla “tutte le vite sono importanti”. In Australia, a Canberra, decine di persone si sono ritrovate davanti al Parlamento per manifestare contro le morti di aborigeni sotto la custodia della polizia e per esprimere solidarietà a chi lotta per i diritti negli Stati Uniti. A Sydney è stata bloccata una marcia, inizialmente autorizzata dal governo, a sostegno del movimento Black Lives Matter. La premier ha sostenuto che in origine si pensava a una cosa più piccola. Ma ora l’attesa è di 10mila partecipanti e gli organizzatori non sono in grado di garantirne la sicurezza e il distanziamento sociale. A Seoul, in Corea del Sud si è tenuta un’imponente manifestazione in cui tantissimi giovani hanno scandito slogan e esibito cartelli con la scritta I can’t Breathe, le ultime parole di George Floyd. Lo stesso è accaduto a Beirut in Libano, a Varsavia, Vienna, Birmingham. A Roma, una studentessa ha organizzato per domenica 7 giugno a partire dalle ore 11 una manifestazione contro le “ingiustizie del razzismo sistemico” negli Stati Uniti e nel mondo, un evento pacifico, in memoria di George Floyd, cui hanno aderito molte associazioni impegnate nel sociale. “Tutto si svolgerà – assicurano gli organizzatori- nel pieno rispetto delle distanze di sicurezza”. Negli Stati Uniti è trascorsa la decima notte di proteste per l’uccisione di George Floyd. Ieri a Minneapolis si è tenuta una cerimonia di commemorazione dove la famiglia ha condannato la “pandemia di razzismo e discriminazione”. Quando la funzione di due ore è terminata e la bara di Floyd è stata portata fuori dal santuario della North Central University di Minneapolis, le circa mille persone che aspettavano fuori si sono messe a cantare “Non possiamo respirare” e “Non c’è giustizia, non c’è’ pace”. Denunciate la polizia”.

A cura di Renato Lolli – Foto Reuters

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