13-09-15 SERIE A TIM VERONA TORINO NELLA FOTO ARBITRO IRRATI MASSIMILIANO FOTOEXPRESS-AG ALDO LIVERANI SAS

A coloro che s’interessano di sport da anni, è capitato almeno una volta di esprimere la propria opinione sulla violenza fuori e dentro gli stadi di calcio. A maggior ragione sull’urgenza di comprendere e di avere delle risposte, avvalendosi del contributo di esperti, opinionisti, scrittori, politici, dirigenza sportiva e così via, com’è giusto che sia.

Poi di solito la “passerella” finisce lì, fino alla volta successiva. Numerosi sono oramai gli episodi di violenza, sopraffazione e intimidazione che il mondo del calcio, non solo a livello professionistico, ma purtroppo e sempre più spesso anche nel settore giovanile, genera e subisce. Mi colpisce sempre, come ci si stupisca ogni volta che accade un evento efferato e/o tragico così che ognuno dice la sua mostrando sdegno, stupore, incoerenza e dando l’impressione a volte che non si viva tutti nello stesso paese. Poi tutto rimane come prima attendendo la prossima volta. Eppure basta una semplice visita su Google per trovare una sequenza quasi infinita di link che trattano la violenza negli stadi.

Il tema non sembra quindi sottovalutato, e andando a leggere alcune di queste voci del web troviamo i più diversi punti di vista: a favore e sfavore degli ultrà, a favore e contro le forze dell’ordine, critiche sulle società di calcio, giudizi negativi verso i giocatori, i giornalisti sportivi e così via. Non si può quindi liquidare la faccenda pensando solo a uno sfogo di “popolo” sull’onda emotiva. Allora davanti a tutto questo scrivere, commentare e pubblicare nasce il desiderio di capirne di più. Di certo le competizioni sportive di squadra favoriscono l’emergere di emozioni che sembrano essere direttamente proporzionali al numero degli spettatori presenti rappresentanti le diverse tifoserie. Così come le ingiustizie in campo – vere o presunte – dell’arbitro o dei giocatori della squadra avversaria incrementano la reazione aggressiva.

L’impotenza di fronte a palesi o credute tali ingiustizie durante la partita, incrementa il desiderio di una risposta aggressiva su cose e/o persone. L’enfasi mediatica, a volte ridondante e amplificatrice fino alla distorsione dell’informazione, alimenta e tiene viva l’emozione, il sentimento, anche nelle sue parti deteriori. Occorre allora rispondere ad una prima domanda: siamo veramente disposti a diminuire il coinvolgimento emotivo in una partita di calcio? Se la risposta è sì, ovviamente c’è un prezzo da pagare. Per esempio avere un seguito più eterogeneo ma meno fedele; non volendo attribuire tutte le cause del malessere alla società attuale o pensare agli ultrà come persone “disturbate” che agiscono solo ed esclusivamente con comportamenti antisociali.

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Ansa

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