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MEDAGLIA CHE VA MEDAGLIA CHE ARRIVA

Cinque lunghi anni sono passato dalla precedente edizione dei Giochi Olimpici, quelli di Rio, un tempo “dettato” dalla pandemia di Covid, un tempo che tolte le due Guerre Mondiali, mai aveva condizionato l’appuntamento a cinque cerchi.
Partecipare, vincere una medaglia, è il sogno di ogni atleta, sin da quando ci si cimenta in uno sport qualsiasi; le Olimpiadi vanno oltre persino dei Mondiali e di qualunque altra gara cui si possa partecipare, il loro fascino non ha eguali e salire sul podio, mettersi al collo una medaglia immagino non abbia eguali, per nessuno, debuttante o meno si possa essere.

Una medaglia, già, qualcosa che resta nella storia, il nome scritto negli annali, preziosa anche se di bronzo, e forse non è un caso se, a volte, il terzo è persino più contento di chi arriva secondo, sconfitto in finale, quella della storia, della leggenda ….
Le medaglie si vincono e si perdono, basta davvero pochissimo in mezzo ad un lotto di atleti che bramano il successo ed è persino normale che, qualunque sia lo sport, ci siano sorprese, ricambi generazionali, nazioni che salgono ed altre che scendono; basta pensare alla scherma, dove l’Italia è arrivata a Tokyo con una storia di successi, messe di ori che ci hanno abituati benissimo, ragazze o ragazzi che fossero, vincenti e speciali.

Eppure la scherma di Tokyo ha sì portato medaglie, ma non successi, nessun oro, al cui posto sono invece arrivate polemiche, accuse, sconfitte inaspettate, eliminazioni contro avversari (sulla carta) inferiori, segno che è arrivato il momento di un ricambio generazionale oppure che non sempre basta il talento, essere bravi, perché magari viene fuori l’emotività, “l’ossessione” di vincere l’Olimpiade ….

Altro sport ed altre sconfitte accompagnate da due bronzi; questo ci ha portato il ciclismo su strada, con i podi della Longo Borghini e di Filippo Ganna, la prima al secondo bronzo consecutivo, bravissima sui saliscendi giapponesi e che difficilmente poteva fare di più, mentre Ganna partiva tra i favoriti e si è giocato il podio per una manciata di secondi, quelli che hanno deciso la classifica dal secondo al quinto posto …. questione di dettagli, di sfumature, di una curva presa con un tantino di “attenzione” in più, anche se il percorso era da scalatori e non proprio adatto ad un “passistone” qual’è Filippo.

Ma è stata la corsa in linea maschile quella che più ha deluso, con gli azzurri finiti distanti dai primi, mai o quasi a lottare per la vittoria, o almeno per il podio; così il CT Cassani è finito sulla graticola, un po’ perché da tanto non vinciamo un Mondiale in linea e, tolto il “vecchio” Nibali, un grande Giro, chissà quanto per colpa di Cassani o solo perché, in realtà, i talenti nascono altrove ….

Le Olimpiadi però sono così, lo sport è così ed è facilissimo fare degli esempi di come si possa essere grandissimi e non vincere …. che dire infatti della “generazione di fenomeni” della pallavolo azzurra, quella che tra la fine degli anni ottanta e la metà degli anni novanta ha vinto …. tutto …. tutto salvo l’Olimpiade, con l’argento di Atlanta 1996, 2-3 dagli olandesi battuti (3-0) senza discussioni nel girone ….

E l’Olanda calcistica di Crujiff? Due secondi posti al Mondiale ed un terzo Europeo …. e basta, eppure quella era una Nazionale stratosferica, pazza sicuramente e lontanissima dai canoni della vita da professionisti, ma piena di calciatori rimasti nella storia, nella memoria di chi ha avuto la fortuna di vederli giocare ….
Medaglie perse, medaglie vinte, sorprese negative ma anche positive, perché se i favoriti perdono, capita di trovare chi non ti aspettavi ed è invece capace di salire sul podio, diventare splendido protagonista e non solo outsider di giornata …. a volte è una questione generazionale, altre di talento dei singoli, capaci di mettere a frutto le proprie caratteristiche, certo aiutati dal progredire della scienza, dei metodi d’allenamento, da chi l’aiuto lo dà “alla testa” dell’atleta, perché capita ci sia una linea sottile tra quello bravo ed il campione, una differenza che arriva dalla testa, il “particolare” indispensabile, quello che fa davvero la differenza.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto OA Sport

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