Il ghiacciaio della Marmolada, così come lo conosciamo ora, scomparirà nell’arco di 20 o 30 anni. Rimarranno delle placche di ghiaccio separate tra loro al riparo dall’irraggiamento solare e dai flussi di aria calda”. Così, il glaciologo del Museo della scienza-Muse di Trento, Christian Casarotto.

“Già da tempo riscontriamo un fenomeno di frammentazione del ghiaccio in diversi settori. Quello che ha interessato il crollo, tra l’altro, era già una parte separata”, ha specificato Casarotto. Il fenomeno di riduzione e della frammentazione, a detta dell’esperto, sta interessando tutti i ghiacciai.

Le Alpi sono un punto caldo del riscaldamento globale, e la tendenza di arretramento si registra su tutti i ghiacciai, anche i più grandi, che tuttavia rispondono più lentamente all’innalzamento delle temperature in quota”.

Secondo Renato Colucci, docente di glaciologia a Trieste e ricercatore dell’Istituto di scienze polari del Cnr: “Il distacco del seracco di ieri è figlio di alcune concause. Per via dei cambiamenti climatici, i ghiacciai non sono più in equilibrio specialmente sotto i 3.500 metri perché si è creato un clima diverso rispetto a 30 anni fa che non sostiene più la loro esistenza”. Nell’intervista al Corriere della Sera, Colucci ha spiegato che “a influire, più del record di un giorno, (ieri sulla Marmolada la temperatura era di 10 gradi, ndr) sono le temperature anomale che si hanno da maggio in quota.

A seconda dei posti sono state anche di 10 gradi sopra la media. Poi lo scorso inverno è fioccato poco ed è venuta meno la protezione che la neve fornisce d’estate ai ghiacciai. A questo scenario si è aggiunta l’ondata di calore dall’Africa: ha prodotto una grossa quantità di acqua liquida da fusione glaciale che scorreva fra la base e quella parte di ghiacciaio. Purtroppo, accadrà ancora a causa del caldo”.

Secondo la Commissione glaciologica della Satla Società alpinistica tridentina che da anni segue assieme agli scienziati del Muse di Trento lo stato di salute dei ghiacciai del Trentino, in Punta Rocca come in tutta la Marmolada ci sono temperature alte da parecchi giorni. “Dopo i primi giorni freddi di maggio, dal 10 maggio ad oggi i giorni la cui temperatura media dell’aria tra giorno e notte è andata sotto lo zero sono circa 5-6. 

Nelle ultime settimane lo zero termico ha ondeggiato tra i 4.500 ed i 4.900 metri sottoponendo le montagne e le masse glaciali a forti stress termici. Già ieri erano evidenti i classici fenomeni di ruscellamento a causa della fusione. Non conosciamo le dinamiche del crollo. Dalle immagini di ieri si vede la zona del distacco, purtroppo un fenomeno così intenso e tragico non era facilmente prevedibile“.

“Spesso le acque di fusione penetrano in profondità nel ghiacciaio e facilitano anche il movimento del ghiacciaio verso valle – si legge nel report diramato oggi -. L’acqua di fusione ha una temperatura maggiore a zero gradi e una volta che si infila nei crepacci o negli inghiottitoi porta temperatura maggiore nella profondità del ghiaccio aumentando la fusione anche nelle zone più fredde o nelle zone di contatto ghiaccio roccia. La gravità purtroppo fa il resto. I seracchi sono un’evoluzione di crepacci e movimento del ghiacciaio, tendono a crollare”.

A cura di Elisabetta Turci – Foto Ansa

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