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MARIO BELLUGI IL CORAGGIO DI RICOMINCIARE

Quando ha raccontato di aver subito l’amputazione di entrambe le gambe a seguito del Covid, che ha acuito l’anemia mediterranea di cui è da sempre affetto, per molti di noi è stato uno shoch vero e proprio, perché si pensa sempre che gli atleti e coloro che lo sono stati, possano essere esenti da molte delle brutte cose che fanno parte della vita quotidiana.

Il concetto di atleta ci fa pensare a qualcuno sempre in forma fisica, sempre in grado di superare gli acciacchi comuni o meno che siano, e che ne siano al di sopra sempre, persino dopo molti anni dall’aver lasciato il loro sport; spesso poi, anche se non più in attività, continua per loro quella sorta di omertà che non fa divulgare le notizie che li riguardano. E’ successo con molti, ultimo Pablito Rossi, che siano in pochi a conoscere le cose che li riguardano (e sotto molti aspetti è più che giusto così), il loro stato di salute, quello che fanno e, lo sottolineo nuovamente, esiste la privacy che dovrebbe proteggere le “nostre” cose, quelle di tutti, salvo per coloro che hanno come la necessità di essere sempre al centro dell’attenzione, perché diversamente …. chi se li fila?

Mauro Bellugi, la sua vicenda, ne è un esempio, come è un esempio della forza d’animo, della volontà e della voglia di vivere di questo “ragazzo” che nonostante un problema non indifferente di salute è stato uno dei migliori difensori che il calcio italiano abbia prodotto da sempre e che oggi combatte un’altra grande e difficile battaglia.
Toscano di Buonconvento, in provincia di Siena, Bellugi è cresciuto nel vivaio dell’Inter, squadra con cui ha esordito in Serie A nella stagione 1969/70 e con la maglia della quale ha giocato sino al 1974, anno del suo trasferimento al Bologna; stopper di grande vigore, Mauro era anche tecnicamente molto forte, a differenza della maggior parte dei difensori dell’epoca tutto fisico e …. botte.

A Bologna, Bellugi ha giocato per cinque stagioni, prima di andare al Napoli (79/80) e poi chiudere la carriera, a soli trentuno anni, alla Pistoiese, nel 1980/81, dopo una carriera in cui non sono mancati gli infortuni, di cui uno molto grave che gli fece saltare praticamente l’intera stagione 1976/77, quando scese in campo solo in due occasioni.
A tutto questo occorre aggiungere la Nazionale, con la cui maglia ha disputato trentadue partite tra il 1972 ed il 1979, partecipando al Mondiale del 1974, ma senza mai scendere in campo e giocando da titolare quello argentino del 1978.

Forte nella marcatura e bravo tecnicamente, ma non prolifico sotto l’aspetto delle marcature; infatti Bellugi ha segnato in carriera una sola rete, in Coppa Campioni, al Borussia M’gladbach, nel 4-2 con il quale i nerazzurri sconfissero i panzer tedeschi nel 1971, in una sfida iniziata con la famosa partita della “lattina”, un 7-1 poi cancellato perché proprio una lattina di Coca-Cola, lanciata in campo chissà da quale parte della tifoseria, colpì Boninsegna, costringendolo ad abbandonare il campo.
La ripetizione dell’incontro terminò invece sullo 0-0 e nel ritorno a San Siro i nerazzurri eliminarono i tedeschi, grazie anche alla rete di Bellugi, che aprì le marcature con un gran tiro da fuori area; una rete da fuoriclasse, la sola della carriera, ma che gol ragazzi!!!

Oggi Mauro è ancora e sempre un esempio, di forza, di tenacia, della voglia di combattere, non arrendersi anche di fronte alle “cattiverie” della vita; la battuta pronta, da buon toscano, non manca mai ed anche questo è un segno del suo carattere, schietto, come le sue esternazioni durante le numerose apparizioni televisive nelle varie trasmissioni calcistiche, sempre dirette, senza le scorciatoie che spesso si usano nel mondo pallonaro.

L’avversario di turno questa volta gli ha giocato un terribile scherzo, ma si può stare certi che Mauro Bellugi non si arrenderà e presto lo rivedremo in televisione, più combattivo che mai, più pronto che mai a superare anche questa difficilissima partita.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Vittorio Calbucci

Nella foto: MAURO BELLUGI E LUIS SUAREZ ai funerali di Mario Corso

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