Un anno fa moriva il leader radicale Marco Pannella. Liberale, liberista, libertario, europeista, federalista, ecologista, nonviolento, antimilitarista, anticlericale… la lista degli epiteti che possono descrivere il politico. Tuttavia, per riconoscere il carattere del leader radicale non c’è di meglio che questo suo sarcastico autoritratto: “Sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo-ebreo mezzo-fascista, un liberalborghese esibizionista, un nonviolento impotente. Faccio politica sui marciapiedi.” Cresciuto in un ambiente liberale, crociano, dal respiro europeo, il giovane Pannella politico si fa le ossa all’Università dove, prima di laurearsi in giurisprudenza, diventa presidente dell’UGI (Unione Goliardica Italiana) e guida la Giovane Sinistra Liberale. E’ il preludio alla fondazione, nel 1955, del Partito Radicale insieme a Ernesto Rossi, Leo Valiani, Mario Pannunzio ed Eugenio Scalfari, un partito di cui Pannella conquisterà la leadership una decina di anni dopo, a valle delle lacerazioni sulla linea politica che porterà molti dei fondatori ad allontanarsi. Emerge la “sinistra radicale” che con Spadaccia, Mellini, Teodori, Roccella, Bandinelli e altri diventa la classe dirigente di un “nuovo” Partito Radicale, quello che, a cominciare dalla battaglia sul divorzio – prima a sostegno della legge proposta dal deputato socialista Loris Fortuna approvata nel 1970 e poi con la campagna per il NO al referendum voluto da Fanfani nel 1974 per abrogarla – sarà per anni il punto di riferimento ideale per il progresso del Paese attraverso le lotte per i diritti civili. “Non credo nelle ideologie, non credevo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi. Non credo nelle ideologie chiuse, da scartare e usare come un pacco che si ritira nell’ufficio postale. L’ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso. Io posso essermela fatta anche sul catechismo che mi facevano imparare a scuola, e che per forza di cose poneva dei problemi, per forza di cose io ero portato a contestare.” Così si racconta nel 1975 Pannella a ‘Playboy’ per marcare la sua differenza “laica” rispetto alle “chiese” ideologiche allora dominanti in Italia, quella comunista e quella cattolica. E’ a partire da questa differenza che nei decenni successivi lancerà, a suon di raccolta di firme per referendum, proposte di legge di iniziativa popolare e azioni di disobbedienza civile e di digiuni della fame e della sete – è l’unico leader politico a importare in Italia e in Europa la tradizione nonviolenta praticata da Gandhi in India e da Martin Luther King in America – campagne politiche a 360 gradi: per la legalizzazione dell’aborto, quella delle sostanze stupefacenti, per l’abolizione delle leggi speciali all’indomani del “caso 7 aprile”, per la responsabilità civile dei giudici e per la “giustizia giusta” sull’onda del “caso Tortora”, contro il finanziamento pubblico dei partiti e la “partitocrazia”, per il diritto all’informazione in base al principio del “conoscere per deliberare”, per un sistema elettorale uninominale “all’inglese” e le riforme liberiste in campo economico e del mercato del lavoro che nel 1994 lo porteranno a dialogare con Silvio Berlusconi, contro l’8×1000 alla Chiesa e in generale per l’abolizione del Concordato. “Non mi batto per il detenuto eccellente, ma per la tutela della vita del diritto nei confronti del detenuto ignoto, alla vita del diritto per il diritto alla vita.” Dalla metà degli anni Ottanta Marco Pannella spingerà per la svolta “transnazionale” del Partito che porterà nuove fratture interne ma anche nuove campagne con sconfitte, spesso sul fronte italiano, e successi sul fronte europeo e internazionale come la moratoria della pena di morte votata dall’Assemblea delle Nazioni Unite e la costituzione del Tribunale Penale Internazionale dopo il dramma della guerra scaturita dall’implosione della Jugoslavia. “Scandaloso” da questo punto di vista il suo capodanno del 1991 a Osijek quando si presentò, lui antimilitarista nonviolento, con l’uniforme dell’esercito croato. Simbolo di questi successi, l’8% delle liste Bonino-Pannella alle elezioni europee del 1999. Trait d’union di una vicenda umana e politica complessa e anche contraddittoria come quella di Marco Pannella in cui il personale e il politico si compenetrano totalmente è l’impegno sul fronte della giustizia e delle carceri, un impegno che il leader abruzzese ha portato avanti fino all’ultimo continuando a girare l’Italia per visitarne gli istituti penitenziari e denunciarne lo stato di inciviltà e illegalità chiedendo ostinatamente un’amnistia. Forse però l’essenziale di Pannella l’ha colto “in autonomia” solo Francesco De Gregori in quei versi a lui dedicati nel 1975: Il signor Hood era un galantuomo,  sempre ispirato dal sole,  con due pistole caricate a salve  e un canestro di Pannella

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