MARIO DRAGHI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, ROBERTO MANCINI, GIORGIO CHIELLINI

C’è una cosa di cui Mancini è assolutamente sicuro, ovvero che il difficile per la sua Nazionale inizia adesso, dopo aver vinto l’Europeo.
In questi anni, partiti dall’esclusione dai Mondiale di Russia 2018, la Nazionale ha vissuto un momento di ricostruzione, relativa per quel che riguarda moltissimi calciatori, assoluta se invece si intende la “necessaria” ricostruzione del gruppo e dello spirito del medesimo.
Vittorie e bel gioco sono arrivati insieme alla risalita dell’entusiasmo e della “voglia” di Nazionale, anche da parte dei tifosi; Mancini ha saputo riscrivere tante pagine che erano state dimenticate, pure inserendo ragazzi che in pochi tenevano in considerazione (vedi lo Zaniolo che praticamente ancora non aveva esordito in A), ma usando il bastone quando qualcuno non si è comportato secondo le regole dettate.

In tempo di Covid, qualificarsi per l’Europeo era scontato, considerando che il girone comprendeva oltre agli azzurri, Liechtenstein, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Grecia e Finlandia; farlo con dieci vittorie su dieci era invece meno scontato, dato che qualche pareggio esterno può sempre scapparci anche contro avversari di livello tutt’altro che eccelso.
Poi ecco il Torneo Continentale, Turchia, Svizzera e Galles potevano rappresentare più d’una insidia, ma spazzate via da un’Italia che giocava un gran calcio e cambiava i fattori (calciatori) senza risentirne per nulla, anzi, persino migliorando in qualità e rendimento; sperare in qualcosa di importante non era solo più un sogno e le difficoltà parevano esaltare i nostri anziché intimorirli.

La vigilia della gara contro l’Austria era vissuta con entusiasmo e certezze di successo che la partita metteva invece in dubbio; sarà perché i biancorossi non sono da decenni tra la crema del pallone europeo, sarà perché nessuno se li aspettava così organizzati sotto l’aspetto tattico e preparatissimi sotto quello fisico, ma l’Italia ha davvero rischiato di uscire e “solo” pochi centimetri ed il VAR permettevano agli azzurri di arrivare ai supplementari e poi di vincere, soffrendo però sino all’ultimo secondo.

Il Belgio, la Spagna, incontrate ed eliminate in successione, erano certo partite con migliori credenziali per il successo finale, ma le partite vanno sempre giocate e non è certo un dettaglio o qualcosa di casuale, che gli azzurri abbiano fatto meno fatica a battere i “potenti” belgi, rispetto ai “tecnici” spagnoli, non troppo brillanti sino a quel momento, ma capaci di mettere sotto l’Italia nel gioco, sbagliando però nella lotteria dei rigori.
Della finale con l’Inghilterra, e pure di quello che è successo dopo, si è parlato tanto, troppo e qualche volta pure a sproposito, ma quella non era solo una questione “calcistica” e vincere per l’Italia non è solamente stato conquistare il titolo europeo

Adesso però le cose cambiano, e non di poco, dato che ormai l’Italia non sarà più tra le outsider, ma il Mondiale 2022 la vedrà partire con il ruolo di favorita e come tale la considererà l’opinione pubblica, così come i media e gli addetti ai lavori …. e qui viene il difficile, perché quando i fari sono spenti si può lavorare bene e senza tutte le pressioni solite del mondo pallonaro di casa nostra.

Mancini lo sa benissimo, queste cose le ha vissute in campo ed anche in panchina, nella sua ormai lunga carriera calcistica; quindi sa bene come affrontarle e come gestirle, consapevole che a volte basta un piccolo dettaglio per cambiare completamente il risultato finale, di una partita o di un Torneo.
Nel corso degli Europei, superato il Girone e l’Austria, si diceva che comunque fosse andata, l’Italia aveva già fatto benissimo; sapremo dire le stesse cose, in Qatar, magari alla vigilia di affrontare nei quarti, Brasile o Argentina? Difficile vero?
Ormai ci abbiamo fatto la bocca buona e solo la vittoria può soddisfare le nostre aspettative, quelle che ci lasciano delusi quando i nostri non vincono, pur se favoriti …. e la cosa accade con il calcio, ma pure con lo sport in generale, Olimpiadi, Mondiali, Europei, poco importa …. siamo fatti così e Mancini è il primo a saperlo ….

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Imagoeconomica

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