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L’USCITA DAL GUSCIO

L’uscita dal guscio

Respiri annaffiati da timori imbavagliati,
angosciati da fantasmi senza aliti, girovaghi e raminghi,
rotolano ansiosi e guardinghi,
sui sgretolati marciapiedi, calpestati dai tanti esseri umani,
fuoriusciti dalla prigionia delle loro tane.
Umidi brividi s’innescano tra i pori di un uomo,
similmente a schegge di fuoco,
allorché un passeggiare assai languido e troppo attiguo,
senza maschera munito,
sfiora senza pietà, quell’umano di mezza età,
intrappolato da guantoni di lana grezza e cappello in testa.
Un singhiozzo bloccato in gola infligge il vaneggiante oblio
per un’acuta ed improvvisa disperazione inconscia,
che partorisce all’istante timore alla persona,
schiaffeggiata da una domanda aperta nel qui e ora:
“Ahimè, ho forse contratto il funesto contagio,
fino ad ora evitato?”
L’uscita dal guscio è stata irrequieta e dannata
a causa di uno sfioro approssimato se nonché spossato
e la psiche dell’essere umano si è contaminata
di una turbolenza esagerata ed esagitata,
bisognosa ora di efficaci cure per osteggiare la paura.
L’organismo combatte per non rientrare in tana
nel lavarsi le mani e risciacquare gli abiti.
Si adatta all’ambiente, prende coscienza e respira
profondamente, strappando all’inconscio
un trauma squilibrato, folle e demente,
che lo ha esageratamente punzecchiato
in quel passato recente poco distante dal presente.
L’uomo positivo, creativo, autonomo e responsabile
è artista e protagonista di un nuovo capitolo della sua vita,
senza essere abbindolato ed accerchiato
da forsennati ed inefficaci condizionamenti.
Ecco l’urlo dell’individuo affine ad un equilibrato rivoluzionario.

A cura di Paola Marchi – Fotolia

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