“Il price cap al gas non è sul tavolo oggi”. Lo aveva messo subito in chiaro Jozef Sikela, ministro dell’Industria della Repubblica Ceca presidente di turno dell’unione, arrivando stamane al Consiglio straordinario sull’energia a Bruxelles, e così è stato: “È un’opzione legittima però richiede un intervento radicale sui mercati”, chiarisce al termine della riunione la commissaria europea Kadri Simson. 

La proposta a lungo sostenuta dall’Italia di fissare un prezzo massimo a tutte le importazioni dunque non ha trovato consenso oltre a quello dei quindici stati, tra i quali Francia e Spagna, che hanno indirizzato alla Commissione una richiesta in questo senso. A opporsi, tra gli altri, Belgio, Lussemburgo, Austria e soprattutto Germania: secondo Berlino c’è il rischio che l’Europa venga tagliata fuori dalle forniture e il gas, soprattutto quello liquefatto, finisca su altri mercati. Il governo tedesco ha preso la strada di un pacchetto di aiuti da 200 miliardi di euro che include un tetto nazionale ai prezzi del gas: saranno le casse federali a colmare il divario tra prezzo “calmierato” e costo effettivo. Una misura che paesi ad alto debito come l’Italia non potrebbero permettersi. Valuti la commissione se “sia compatibile e congruente con le regole Ue o possa generare distorsioni nel mercato interno“, ha invitato la ministra spagnola per la Transizione ecologica, Teresa Ribera. La portavoce della Commissione, Arianna Podestà, ha chiarito che “sta agli Stati membri valutare se misure specifiche costituiscono aiuti di Stato che dovranno essere notificati alla Commissione”, che è “pronta a valutarle nella maniera più rapida possibile”.

A metà mattinata, a Consiglio ancora in corso, un tweet ufficiale della presidenza ceca dell’Unione ha dato conto di un “accordo politico” raggiunto in Consiglio “sulle misure per mitigare i prezzi elevati dell’elettricità: riduzione obbligatoria della domanda di elettricità, massimale sui ricavi di mercato dei produttori di elettricità inframarginali”, i cosiddetti extraprofitti,  e “contributo di solidarietà dei produttori di combustibili fossili”.

A cura di Televideo – Foto Imagoeconomica

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