Lascia la camera ardente tra due ali di folla il feretro del maresciallo Vincenzo Di Gennaro. Il corteo che lo accompagna il feretro percorre la distanza che separa il palazzo del Comune dalla Cattedrale. Il passaggio della bara è stato accolta da un lungo applauso. Molti cittadini hanno urlato “Onore”. Il feretro era seguito dai familiari del maresciallo: il padre Luigi, la sorella Lucia e la compagna. Dietro in corteo anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e le alte cariche dell’Arma dei Carabinieri. La ministra, visibilmente scossa, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione.

Sulla bara una corona di fiori della famiglia. Anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il presidente della Camera, Roberto Fico sono giunti nella cattedrale. Al suo ingresso in chiesa il feretro è stato accolto da un lunghissimo applauso. Sulla bara il Tricolore e il berretto indossato dal maresciallo Di Gennaro. L’ordinario militare: “Sud tradito da promesse irrealizzate”

“E la realtà triste del nostro Sud Italia, terra meravigliosa, tradita da promesse perennemente irrealizzate di promozione sociale, di politiche di sviluppo, di novità imprenditoriali”, dice nell’omelia l’arcivescovo Santo Marcianò, ordinario militare italiano. Il rito solenne viene officiato dallo stesso presule e concelebrato dal vescovo di San Severo, Giovanni Checchinato. Una terra, ha aggiunto Marciano’, “tradita da una giustizia che sembra soppiantata dall’illegalità, dalla prepotenza, dalla violenza, da una criminalità organizzata che rende vittime sempre più inermi. Tradita dalla corruzione di alcuni suoi figli, vicini come Giuda a Gesù, i quali sembrano volerla consegnare alla distruzione, per smanie di denaro o di potere”. “Vincenzo ha dato la sua vita per lo Stato”

“Caro papà Luigi, so che, assieme al dolore lacerante, tu senti ora questo orgoglio: l’aver dato la vita a un figlio che è stato capace di dare la sua vita per un servizio allo Stato, alle Istituzioni, al Paese, alla gente, all’uomo; per un amore dell’uomo, della vita umana. Un amore che egli ha riversato su tutti. Oggi i sogni sembrano irrimediabilmente infranti e resta una realtà straziante, che è fatta di morte ma è fatta pure di amore, più forte della morte” ha continuato mons. Santo Marcianò durante l’omelia.

“Oggi sento un profondo turbamento che si fa grido per una terra spesso tradita, abbandonata, sola. Ma, in questa solitudine – ha detto ancora- risplende ancor più la grandezza del gesto di Vincenzo, segno della sua dedizione incondizionata e della vicinanza autentica degli uomini e donne dell’Arma dei Carabinieri, delle Forze Armate, delle Forze dell’Ordine: talvolta è solo in loro che i cittadini riconoscono la presenza dello Stato!”. “Grazie Vincenzo, perché sei stato un portatore di bene, nelle diverse realtà e strutture nelle quali si è consumata la tua missione. Grazie perché hai contribuito a portare alla luce il bene nascosto nei cuori di tantissimi cittadini di questa splendida terra e nel servizio mite e pacifico, ma eroico e altamente competente, dei tuoi colleghi, della tua amata arma dei carabinieri, famiglia di servi dello stato”. I nostri carabinieri combattono” contro una “quotidianità inquinata, non ad armi pari”, detto l’arcivescovo.

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