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LO SWING E L’ORCHESTRA DI ELLINGTON

Alla fine degli anni Venti del Novecento, in piena crisi economica ed in pieno proibizionismo, si sentì il bisogno di novità perché nel campo musicale: le orchestrine di New Orleans e di Dixiland non soddisfavano più il pubblico.
I locali di Kansas City e New York (Cotton Club in testa) decisero di affidarsi a musicisti giovani con nuove idee.

Kansas City divenne quindi il regno del pianista Count Basie e il Cotton Club di New York quello di Duke Ellington: le loro orchestre, con le loro assolute diversità, scandiscono e influenzarono gli sviluppi futuri dello stile Swing e del genere musicale, il Jazz fino al 1940.

Lo Swing di Kansas City era segnato da una totale influenza del Blues mentre quello di New York “Duke”,
Ellington, per qualche verso era simile persino alla Musica sinfonica.
A differenza dei generi precedenti, nello Swing si assiste ad una maggiore importanza delle sezione ritmica, generalmente composta dalla chitarra, dal pianoforte, dal contrabbasso e dalla batteria, la quale ha il compito di creare una base per le improvvisazioni dei solisti; si sviluppano così le Big Band, costruite anche da 20-25 elementi e, soprattutto, le improvvisazioni si affiancavano completamente alla semplice variazione sul tema divenendo a loro volta temi nel tema. A lato delle Big Band che hanno caratterizzato l’Era dello Swing, questo stile veniva eseguito anche da formazioni di pochi elementi: da tre, da quattro, o da cinque strumenti.

È da queste che, successivamente, nascerà il genere chiamato Mainstream.
Per quanto riguarda gli strumenti utilizzati, si abbandona il banjo in favore della chitarra e assumono sempre maggiore importanza i sassofoni a seguito del clarinetto.

Anche il violino, per merito soprattutto di Stephane Grappelli e Joe Venuti, due musicisti di origine italiana, questo strumento ha avuto un ruolo di rilievo fra gli strumenti protagonisti di questa musica.
Dopo i primi musicisti neri, lo Swing divenne fonte di guadagno per i musicisti bianchi i quali riuscirono a farlo diventarlo anche di successo radiofonico, con le dirette dai locali dove le band si esibivano dal vivo e a portare la Musica Jazz ad Hollywood, in California.

Tra gli anni 1935 e 1946 lo stile musicale delle Big Band divenne molto popolare negli Stati Uniti d’America: oltre ad Ellington e Basie altri musicisti come, Louis Prima di origine italiana, Fletcher Henderson, Shep Field, Benny Goodman, i fratelli Jimmy e Tommy Dorsey che litigarono e si separarono e andarono per conto loro, formando le loro loro formazioni, Woody Herman, furono i protagonisti di questo magico mondo, così florido per le orchestre, gli amanti e gli appassionati di questa musica da ballo.

Duke Ellington certamemente è stato uno dei protagonisti importanti che la Musica Jazz tra la fine anni Venti e per tutti gli anni Quaranta del Novecento, che l’America abbia avuto.
Come ho raccontato nella storia dello stile Swing, Duke diede un impronta alquanto ben differente, rispetto ai suoi colleghi, vedi Count Basie che aveva un’impronta negli arrangiamenti Blues, mentre il Duca aveva un impronta più classica europea negli arrangiamenti della sua orchestra, nei brani standards americani.

“Duke Ellington è considerato uno dei massimi compositori del Novecento, oltre le etichette di genere; grande è stata e rimane la sua influenza su generazioni di jezzisti: delle orchestre bianche da Woody Herman, da Charlie Barnet, da Thelonius Monk, da Charlie Mingus, e poi le avanguardie più underground, da Sun Ra e Archie Shepp.
Inoltre è grande il debito nei confronti di Ellington anche da parte del musicista africano Dollar Brand, di Muhal Richard Abrams e di Anthony Davis.
Edward Kennedy “Duke” Ellington detto il Duca, nasce a Washington il 29 aprile 1899, a partire dalla fine degli anni dieci del Novecento inizia a suonare professionalmente, come pianista, nella natia Washington; solo pochi anni dopo, manifestando già qualità manageriali, raduna attorno a sé alcuni amici musicisti, Sonny Greer e Otto Hardwick, per suonare a feste e in locali da ballo.
Nel 1922, grazie a Sonny Greer, si trasferisce a New York per suonare con il complesso di Wilbur Sweatman; il primo importante ingaggio nella città di New York, in uno dei più eleganti locali di Harlem, nel luglio 1923, con la Snowden’s Novelty Orchestra.

Sennonché il complesso di Elmer Snowden comprendeva già un primo nucleo della futura orchestra di Ellington: Otto Hardwick e Roland Smith alle ance, Arthur Whetsol e Bubber Miley alle trombe, John Anderson al trombone, Elmer Snowden al Bajo, Sonny Greer alla batteria.
Un anno dopo, nel 1924 Ellington diviene, dopo l’allontanamento di Snowden, il band-leader della formazione che prenderà successivamente il nome di Washingtonians e con questa formazione del Duca vi rimarrà al Kentucky Club fino al 1927: intanto Irving Mills nel1926 è l’uomo giusto al momento giusto, diventa l’impresario dell’orchestra per la quale organizza brevi tournée, ingaggi e sedute di registrazioni.
Nel 1927 Ellington ottiene in contratto nel locale più in vista di Harlem: il Cotton Club; questa si rivelerà una svolta decisiva nella sua carriera. Sono gli anni fondamentali per la scelta dell’organico, e conseguentemente della sonorità che il Duca ha in mente nella sua orchestra e della preparazione di un repertorio.
Nel 1928 entrano a far parte dell’orchestra i musicisti, Johnny Hodges al sax contralto e soprano, Barney Bigard al Clarinetto; un anno prima erano entrati Louis Metcalf alla tromba, Harry Carney al sax baritono e Wellman Braud al contrabbasso.
Inoltre Ellington aveva ingaggiato il trombonista Joe “Tricky Sam” Nanton, che assieme a Miley avrebbe contribuito alla definizione della tecnica del suono growl e Jungle, che avrebbe contraddistinto l’orchestra del Duca in questi primi anni.

Inoltre i primi capolavori di Ellington che risalgono al 1927: brani in stile Jungle come richiedeva la moda esotica del momento per gli spettacoli pseudo-africani del locale, il Cotton Club, i brani che l”orchestra suonava erano: Black and Tan Fantasy, The Mooche, Est St.Louis, Toodleoo e brani d’atmosfera e di carattere intimista, Black Beauty, Mood Indingo.
Lo stile Jugle era gradito alle persone bianche: le persone nere erano ancora visti come creature semplici e primitive.
Walter Mauro scrive che “lo stile Jugle di Ellington potrebbe essere correlato ad una certa sua indifferenza verso i modelli culturali occidentali. Egli non si era “ancora del tutto emancipato”.

“Non vi è dubbio che i grandi risultati ottenuti si dovettero anche al fatto che per oltre trent’anni Duke Ellington riuscì a mantenere unità la sua orchestra, caso abbastanza raro a qui tempi, il che gli permise di amalgamare il suo gruppo e di plasmato secondo la sua invettiva, raggiungendo un’intesa perfetta con ciascun musicista e ricavandone un sound unico inconfondibile, quasi che l’orchestra fosse un unico strumento nelle sue mani.

A partire dagli anni Quaranta del Novecento Ellington inizia a tenere concerti, alla Carnegie Hall dal 1943-1948 il tempio della musica colta di ispirazione europea, in occasione del quale presenta a ogni concerto una nuova composizione in forma di Suite ad ampio respiro.
Viene inoltre presentata, e per fortuna incisa integralmente, cosa che non accadrà più in studio di registrazione, se non versioni frammentarie, una composizione ispirata alla storia dell’integrazione razziale dei neri negli Stati Uniti, dal titolo Black, Brown and Beige.

Negli anni Quaranta e Cinquanta diversi solisti lasciano l’orchestra per seguire la carriera solista o per ragioni di salute, tra cui il batterista Sonny Greer, e il sassofonista Ben Webster e altri lascieranno l’organico, sempre per problemi di salute o di litigi”.
“Il 23 maggio 1950 l’orchestra del Duca si trova in tour in Italia si esibisce al Teatro Verdi di Pisa.
Dopo un periodo di magra, dal 1951 al 1955 segnato soprattutto dalla partenza del trombonista Lawrence Brown e dell’altosassofonista Johnny Hodges, colonna portante della sezione ance e il più grande sax contralto della storia del Jazz prima dell’avvento di Charlie Parker.
Con Hodges Ellington pubblicò due album nel 1959 dal titolo, Back to Back: Duke Ellington and Johnny Hodges Play the Blues, Side by Side, suonando in una piccola formazione e non con la grande orchestra.
La formazione tornò sulla cresta dell’onda con l’esibizione al Festival del Jazz di Newport Stati Uniti, la sera del 7 luglio 1956, con la nota esibizione per il lunghissimo assolo del sax tenore Paul Gonzalves, nel brano Diminuendo and Crescendo in Blue.

È inoltre interessante notare che questi due brani, insieme a Jeep’s Blues sono le uniche registrazioni dal vivo contenute nel prima edizione su disco, dal titolo Ellington at Newport, uscito nella tarda estate del 1956: in quel disco tutte le altre registrazioni, benché dichiarate dal vivo, erano in realtà state incise pochi giorni dopo il concerto in studio che suscitò il disappunto di Ellington.

Solo la causale scoperta dei nastri della emittente radiofonica, The Voice of America, più di quarant’anni dopo, dimostrerà lo splendore e la forza del concerto originale. Questa scoperta renderà possibile la pubblicazione nel 1998 del doppio cd audio, Ellington at Newport – Complette, che contiene l’intero concerto senza tagli e / o omissioni, a testimonianza di un orchestra e di un autore ancora in forma eccellente.

In seguito la carriera di Ellington fu scandita da una serie innumerevole di concerti e tour per il mondo e da nuove registrazioni fonografiche: eccellenti sono le suite Sweet Thunder del 1958, ispirata alle opere di William Shakespeare, la Far East Suite del 1966 e la New Orleans Suite del 1970, nonché il Second Sacred Concert del 1968, con la cantante svedese Alice Babs. I tour furono interrotti il 31 maggio del 1967, giorno del quale muore per una malattia il suo intimo amico e preziosissimo collaboratore Billy Strayhorn: per le tre settimane seguenti Duke non uscì dalla sua camera da letto, e per tre mesi non diede concerti e cadde in un depressione profonda, interrotta solo dalla registrazione in studio del celeberrimo album, And is Mother Called him Bill… contenente alcune delle più famose partiture del suo amicocarrangiatore.

Tra gli anni Sessanta e Settanta nel collettivo dell’orchestra del Duca, brillarono le presenze del sax alto e flauto Norris Turney, Harold Ashby al sax tenore, Fred Stone al flicorno, Buster Cooper e Julian Priester al trombone, Aaron Bell, Joe Bengiamin e Ernest Shepard al contrabbasso e Rufus Jones alla batteria.

Nel 1976 il cantante americano Stevie Wonder gli dedicherà quello che sarà uno dei suoi più grandi successi, il brano Sir Duke.
Duke Ellington mori il 24 maggio 1974 a New York , assistito dal figlio Mercer e senza sapere che pochi giorni prima era morto anche il fidato collaboratore il musicista Paul Gozalves, il figlio Mercer Ellington non aveva avuto il coraggio di dare al padre la brutta notizia.

A cura di Alessandro Poletti – Foto Agency

Alessandro Poletti

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