L’intelligenza artificiale non è solo uno dei grandi protagonisti dei film di Hollywood. Oltre ai pericolosi umanoidi nel grande schermo, negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale è penetrata ben dietro le quinte, contribuendo ad abbozzare soluzioni e prendere decisioni.

Prima tra tutte, la scelta dell’audience per cui un film viene creato. Missione non facile, visto che il pubblico deve essere compreso, segmentato e mobilitato, per dare continua trazione al film durante l’intero ciclo commerciale (promozione, proiezione nelle sale, pubblicazione su piattaforme di streaming, etc.).

Per decenni, Hollywood si è affidata a grandissimi specialisti del marketing, ma con l’avvento dei big data è sempre più comune sfruttare sistemi di analisi computerizzati. La 20th Century Fox, per esempio, ha avviato una partnership con Google Advanced Solutions Lab per creare Merlin, un sistema che analizza il gusto degli utenti quando esposti a video su YouTube. Merlin cattura informazioni quali colori, illuminazione, facce, oggetti, riprese e panorami che sono più apprezzati da un determinato utente, così da poterle sfruttare per segmentare il pubblico e identificare la demografia più adatta ad un film. Sulla stessa linea, la Warner Bros ha firmato nel 2020 un accordo con Cinelytic, un sistema capace di stimare la probabilità per un film di avere successo nelle sale internazionali, date informazioni quali attori, budget e pubblicità. Cinelytic è entrato a pieno titolo nel processo decisionale della Warner Bros. Secondo quanto riportato dal The Hollywood Reporter, esso calcola in istanti parametri che supportano decisioni sul packaging, marketing, timing e distribuzione, con lo scopo di ottimizzare l’audience e il suo engagement.

Ma l’analisi dell’audience viene fatta anche dalle piattaforme di streaming, che sfruttano complessi sistemi di raccomandazione per suggerire contenuti sulla base di filtri collaborativi, ovvero delle scelte precedentemente fatte dall’utente, o da utenti che l’algoritmo ritiene simili. Questi algoritmi sono così importanti per il successo di queste piattaforme (personalizzazione dei contenuti, maggiore fidelizzazione dell’utente, etc.) che Netflix, per esempio, già nel 2006, aveva messo in palio un milione di dollari a chiunque avesse migliorato il suo sistema di almeno il 10%.

Conoscere l’audience non ha solo scopi promozionali. È fondamentale anche per la creazione del singolo film e la pianificazione dell’intera industria. I sistemi di intelligenza artificiale vengono, infatti, usati anche per identificare il cast più adatto, fare uno screening automatico degli attori, abbozzare parti della sceneggiatura, cambiare automaticamente lo stile dei dialoghi, processare gli audio e il video (incremento qualità, aggiunta di filtri, etc.), suggerire riprese o suoni più consoni alle scene, identificare le scene poco efficaci, creare dei trailer personalizzati, etc.

Insomma, l’intelligenza artificiale ad Hollywood è ormai di casa, e il suo ruolo non potrà che crescere nei prossimi anni. La sua capacità di sfruttare i big data per identificare pattern utili ad ottimizzare i processi di creazione, produzione, distribuzione e promozione dei film rende questa tecnologia necessaria. Ma basare la creatività su pattern del passato potrebbe anche avere conseguenze negative. Ad esempio, rinforzare i gusti degli utenti suggerendo sempre contenuti simili a quelli già apprezzati potrebbe radicalizzare tali gusti, con conseguenze anche di tipo sociale. Inoltre, prevedere il successo di un film sulla base dei successi passati potrebbe spingere l’industria a produrre sequel anziché nuovi contenuti. Siamo proprio sicuri che tutto questo non possa portarci via la bellezza dell’effetto sorpresa?

A cura di Claudio Piselli – Foto Getty Image

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