L’omicida è deceduto all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. In corso nella caserma dei carabinieri del paese dell’agrigentino gli interrogatori della moglie e dell’altro fratello di Angelo Tardino. Tragedia a Licata in provincia di Agrigento. Un uomo ha ucciso quattro familiari tra cui un bambino di 11 anni e un ragazzo di 15 anni e poi si è ucciso.

Angelo Tardino, 48 anni, ha estratto l’arma e ha fatto fuoco contro l’intera famiglia: marito, moglie e i loro due figli minorenni, rispettivamente fratello, cognata e nipoti dell’assassino. Secondo la procura di Agrigento, all’origine della tragedia vi sarebbero “motivi di interesse”. Tra i due fratelli, secondo la ricostruzione dell’episodio, sarebbe scoppiata una violenta lite, l’ennesima, per questioni di spartizione delle aree coltivate.

L’uomo dopo aver ucciso i suoi parenti avrebbe chiamato la moglie per confessarle l’accaduto e poi aveva deciso di costituirsi ma, mentre era al telefono con i carabinieri ha cambiato idea e si è sparato un colpo di pistola in testa.

L’assassino è morto prima di entrare nel reparto di rianimazione al pronto soccorso del Sant’Elia di Caltanissetta. Una volta conclusa la tac i medici aspettavano il risultato del tampone per verificare se l’uomo era affetto da Covid-19, invece, poco prima dell’arrivo dell’esito, intorno alle 12.34, Tardino è deceduto. I medici non hanno fatto in tempo a condurlo nel reparto di rianimazione.

La dinamica della strage riporta alla lite familiare. A margine della discussione con il fratello, l’uomo avrebbe estratto un’arma da fuoco uccidendo i 4 familiari: Diego Tardino il fratello, la cognata Alexandra e i due nipoti di 11 e 15 anni, Alessia e Vincenzo.

E proseguono le indagini sulla strage. Sono in corso nella caserma dei carabinieri del paese dell’agrigentino gli interrogatori della moglie e dell’altro fratello di Angelo Tardino

Ed emergono nuovi dettagli sull’accaduto, i vicini di casa avrebbero sentito prima la lite e poi i colpi. L’uomo si sarebbe sparato con un’altra pistola, una Bernardelli, e non con la Beretta cal. 9 con cui aveva ucciso i familiari. Entrambe le armi, dicono i carabinieri, erano legalmente detenute.

Intanto la comunità di Licata è sgomenta e l’amministrazione comunale si sta muovendo per dichiarare il lutto cittadino per i funerali delle vittime dell’efferato omicidio, soprattutto per i bambini coinvolti nella tragedia. Lo ha detto, nei corridoi del Municipio di Licata, il vice sindaco Antonio Montana. “Personalmente non riesco a trovare una ragione per la tragedia che si è verificata, ma in questi casi non ci sono ragioni razionali per giustificare. Conosco dei parenti delle vittime e so che sono gente perbene, grandi lavoratori. L’unica spiegazione che si può dare è quella di un raptus di follia”.

A cura di Stefano Severini – Foto Ansa

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