Caro Gianni, come sicuramente potrai intuire, vista la tua esperienza discografica, è sempre molto difficile trasformare i pensieri in parole, così come non ti nascondo, vista l’età, mi sento anche un po’ ridicolo. Vorrei, in poche righe, renderti partecipe di alcune “emozioni” che oramai fanno parte della mia gioventù e che per certi versi hanno “sfiorato” anche la tua. Chi mi conosce mi definisce ancora un inguaribile “Peter pan”, molto probabilmente per il mio spirito giovanile che spesso mi porta a commuovermi, in particolare quando di mezzo ci sono i sentimenti. Perciò confido sul fatto che tu mi possa capire togliendomi dall’imbarazzo del giudizio! Negli anni ‘60 sono rimasto “folgorato”, come i più, dalle tue canzoni d’amore, dai tuoi film, e principalmente dal tuo personaggio calato nella vita di tutti i giorni. I tuoi primi film, che custodisco gelosamente, all’epoca li ho visti al cinema diverse volte e ancora oggi rivedendoli a casa mi riporta alla mente tanti ricordi e spaccati di vita vissuta. In particolare i tre della serie militare, iniziando dal primo nel suo genere “In ginocchio da te” con il soldatino “Gianni Traimonti”. 

La gioventù a Bologna. All’epoca, parliamo del 1963, andavo a lavorare in bicicletta e facevo volutamente il percorso più lungo da casa mia, abitavo al Pontevecchio, per passare da via Mezzofanti ove regolarmente, così come oggi si fà una sosta agli autogrill in autostrada, mi fermavo, sognavo ad occhi aperti, e fissavo le finestre della palazzina nella quale abitavano i tuoi cari genitori. A volte ero ripagato e la mia eccitazione saliva alle stelle quando vedevo parcheggiata in strada, o in cortile, la tua Alfa Romeo Giulia 1600 Super color verde bottiglia con interno beige.
A causa della fermata prolungata arrivavo spesso al lavoro in ritardo, presso la famosa drogheria dei fratelli Barbieri in via dei Mille angolo via Galliera, perché speravo di vederti uscire (evento mai verificatosi). Come conseguenza ero regolarmente ripreso dal mio datore di lavoro. Chi se ne importa pensavo, il gioco alla fine varrà la candela. A pochi metri dall’abitazione dei tuoi genitori, in una villetta, abitava la famiglia Garbin che a mia volta conoscevo perché eravamo vicini di casa, ed ero amico e coetaneo della figlia maggiore Laura (ovviamente anche lei tua fan), nelle rispettive precedenti abitazioni in via Tiarini, quartiere Bolognina.

Per farla breve ci tenevamo informati sulle novità che ti riguardavano, poiché Laura frequentava casa dei tuoi genitori. Intanto il tuo successo aumentava. Le tue prime esibizioni in pubblico, giornali, dischi, Cantagiro, televisione, Canzonissima, film, e tanto altro ancora. Tra i miei ricordi più “faticosi” degli anni ‘60 ricordo una domenica pomeriggio quando andai in bicicletta a Castel S.Pietro per sentirti cantare dal vivo in una festa all’aperto; poi a Casalecchio di Reno per vedere “Non son degno di te” al cinema. Per me fu il primo film della trilogia, per poi continuare con tutti gli altri. Quanta fatica pedalare! Una mattina d’estate ti ho incontrato in via Indipendenza, angolo via del Monte. Portavi jeans bianchi, camicia maniche corte a righe e sandali. In mano tenevi un pacchetto di banconote da 1000 lire che contavi con soddisfazione. Sicuramente il meritato guadagno della serata precedente che stavi per versare alla Banca del Monte. Lo so perché con molta ma molta discrezione, ti ho seguito. Oggi, come addetto alla sicurezza, ti assicuro che non sarebbe più possibile essere così tranquilli nel maneggiare denaro per strada.

Altri tempi, altro spirito, ma da sempre per me un unico mito: Gianni Morandi. Ricordo anche un sabato intero con mia cugina Franca, altra tua fan sfegatata, trascorso al mercato della Montagnola (la boutique dei poveri) per cercare un giubbotto simile a quello che portavi nei manifesti dell’epoca sparsi per tutta la città, color panna con interno rosso. E’ stata dura ma alla fine lo abbiamo trovato e penso di averlo portato fino alla rottamazione! Poi gli anni sono passati e sono arrivate le passeggiate domenicali in Bianchina con Cristina, la mia ragazza, con la quale sono sposato dal lontano 1973. Spesso giravamo sulle colline bolognesi per poi passare “per caso” da Monghidoro. Il motivo era sempre lo stesso: la speranza di vedere Gianni, diventato una star nazionale. In un’occasione ti abbiamo anche visto sul terrazzo di casa in compagnia di tuo padre. Intanto, il tempo passava.

Dai vent’anni a Cesena. Negli anni settanta è cambiata l’aria musicale e sei “scomparso” dal mondo canoro per un po’ di tempo. Improvvisamente pare che i tuoi fans non ti amassero più, mentre per me nulla era cambiato, compreso il desiderio di incontrarti. All’inizio degli anni ‘80 ti ho rivisto a Roma alla Stazione Termini, in un momento di rinascita della tua lunga carriera artistica. Ti avrei voluto fermare per conoscerti personalmente, sogno che da sempre rincorrevo. Nello stesso tempo mi sono sempre frenato per rispetto della tua privacy. In seguito il concerto a Cesena. Tappa della tua risalita con la canzone “Uno su mille ce la fa’”. All’epoca dirigevo il servizio di Pubblica Sicurezza al Carisport. Anche in quell’occasione, pur venendo nel tuo camerino, poiché eri al telefono, non ti volli importunare. Grave errore? Poi la nazionale cantanti con le varie apparizioni nel territorio romagnolo, i due giorni alla Tecnogym di Cesena, e tanti altri episodi che volutamente non evidenzio. Il mio unico desiderio era e rimane quello di esternarti la mia ammirazione e la mia più profonda stima per una vita, la tua, che mi ha sempre affascinato, con alti e bassi, ma vissuta sempre a cento all’ora.

La Carriera di Ugo Vandelli nella Polizia di Stato

Chi sono. Dopo questa lunga premessa forse è giunto il momento di presentarmi: mi chiamo Ugo Vandelli nato a Bologna il 10 agosto 1950, anno Santo, notte di San Lorenzo. Nel 1968, periodo molto difficile e connotato da radicali mutamenti sociali, sono entrato in Polizia, prestando servizio al Reparto Mobile di Piacenza; alla scuola di Nettuno; al Centro Addestramento Polizia Stradale e Commissariato di Cesena; alla Polizia Ferroviaria di Forlì. Da allora ho fatto tutto ciò che l’Amministrazione mi ha dato l’opportunità di porre in essere, animato da una grande volontà personale. Sono riuscito a recuperare gli anni perduti nello studio, avendo abbandonato la scuola Aldini Valeriani a soli tredici anni, iscrivendomi anche all’università.

Nel lavoro ho raggiunto la qualifica di sostituto Commissario e la nomina a Cavaliere della Repubblica. Ho conseguito varie specializzazioni e frequentato diversi corsi di tecniche operative in Italia, mentre a Parigi mi sono diplomato Maestro di Tiro. Stage che mi hanno permesso di addestrare migliaia di operatori della Polizia di Stato; magistrati della Procura della Repubblica; piloti dell’Aeronautica Militare e agenti della Polizia Municipale. Sono presidente del gruppo sportivo Polizia di Stato di Cesena. All’interno dello stesso abbiamo anche una squadra di calcio, niente a che vedere con la vostra, ma nel nostro piccolo la parola d’ordine è solidarietà e sport. Dalla legge di riforma dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza e smilitarizzazione della Polizia di Stato (primo aprile 1981) sono impegnato in prima persona nel sindacato di polizia, sempre con incarichi di responsabilità. Questo perché credo nella tutela dei diritti dei più deboli, e in una forza dell’ordine sempre più inserita nel sociale e vicino alla gente. Conosco tante persone, a causa o per merito del mio lavoro e per le sue ramificazioni, inoltre perché riesco ad allacciare con gli stessi rapporti disinteressati e sinceri, oltre che duraturi nel tempo. Unico rammarico non avere mai potuto o voluto avvicinarti atteggiamento anomalo per il mio modo di essere. Forse ci tengo talmente tanto all’incontro che, così come recitava il grande Toto’, “è sempre abortito”.
E’ però altrettanto vero che 007 disse “mai dire mai”.

La famiglia. Cugino di secondo grado del “principe” Maurizio Vandelli dell’Equipe 84. Coniugato con Cristina ho due figli, Marco nato nel 1974 (professionista nel basket) e Monica nata nel 1975 (che mi ha reso nonno di Elisa data alla luce nel 2001). Ho tralasciato per vari motivi tanti frammenti di vita che mi appartengono e che magari di riflesso ti riguardano, anche se indirettamente. Scusami per le considerazioni a ruota libera Gianni. Grazie, se mai leggerai queste righe, per il tempo che mi avrai dedicato. Con profonda ammirazione e stima ti auguro buon compleanno, tappa importante anche per la tua anagrafe. Comunque sia non è l’età che conta poiché tu sei per tutti i tuoi fans la dimostrazione vivente dell’eterno ragazzino. Per quanto mi riguarda, sono contento di avere avuto l’opportunità, anche se in notevole ritardo, di esternarti ciò che custodivo nel cuore da nove lustri. Complimenti Gianni, ai quali aggiungo gli auguri di buone feste da estendere a tutti i tuoi cari. Cesena, 11 dicembre 2008. 

Cesena, 17 gennaio 2009. Dicono che se ci credi veramente, alla fine accadrà… anche se, pare sia una storia in-finita! Siamo all’inizio del 2009. Ricordo che ero uscito provato da una complessa quanto personale vertenza sindacale, durata circa un anno, che mi vedeva opposto al questore di Forlì-Cesena. Di contro la vita, come sappiamo, può essere imprevedibile e regalarti momenti di felicità inaspettata. Una di queste gioie è legata al desiderio di incontrare, da quando ero ragazzino, il mio cantante preferito, e per questo ho il desiderio di rendere partecipe i nostri lettori. Caro Gianni, la tua inaspettata quanto apprezzata telefonata, passato il primo momento d’incredulità e stupore, mi ha fatto veramente molto piacere e di questo non te ne sarò mai grato a sufficienza.

Unica nota “stonata”, nessuno ci ha creduto quando ho raccontato l’episodio; così come sono ancora incredulo per la mia prima reazione nel momento in cui ho ricevuto la tua chiamata sul telefono fisso: “Pronto sono Gianni Morandi…” sì, Gianni Morandi, ma vai a cagare e ho riattaccato la cornetta pensando a uno scherzo dei miei amici che conoscono questa mia “debolezza”. Poi, con lo stile che ti contraddistingue e nonostante la mia reazione da persona poco educata, mi hai richiamato sul cellulare. A questo punto, preso dall’emozione, non ho saputo cosa dire, a parte scusarmi e scusarmi ancora. Passato il primo momento d’incredulità e imbarazzo, sono seguite due chiacchiere da vecchi amici sul tempo trascorso che hanno toccato alcuni passaggi riportati nella lettera che in sintesi ho allegato, e che al terzo tentativo, non per tua colpa, finalmente, avevi ricevuto. Ho tenuto in memoria la tua seconda chiamata ricevuta sul cellulare, ma anche questo non è servito a farmi credere e prendere in giro, sempre con affetto, dai miei più cari amici. Tutta invidia caro Gianni!

Cesena, 06 giugno 2009. Da S. Lazzaro di Savena Bologna, ho ricevuto un plico contenente anche la tua foto con dedica. Foto che conservo gelosamente tra i miei affetti più cari e che, con immenso piacere, pubblico.

Cesena, 01 novembre 2021. A seguito di vari messaggi, oggi ho ricevuto un post su Facebook (non essendo un millennium è il mio unico mezzo di comunicazione pubblico) nel quale mi hai scritto: “Ugo, può darsi che capiti presto di vederci. Un abbraccio forte Gianni”. Lo spero veramente, altrimenti, come ultimo arazio, dovrò rivolgermi al programma “C’è posta per te” di Maria De Filippi. Ahaha! Mi farebbe un enorme piacere perché Gianni Morandi, sebbene gli anni passino, fa ancora parte della mia vita vissuta. Sogno di poterlo incontrare, stringergli la mano (quella buona) e fargli sapere che lo “inseguo” a distanza, da quasi sessant’anni.

Cesena, 01 dicembre 2022. Caro Gianni, eccomi qui, per aggiornare questa lunga lettera aperta, nel quale sicuramente non sarò riuscito a esprimere tutto l’affetto e le emozioni che provo nei tuoi confronti, mentre il tempo passa inesorabile e non lascia scampo. Dopo avere lasciato la Polizia di Stato per limiti di età nel 2010, grazie al mio Editore e mentore Cavaliere Carlo Costantini, ho ottenuto la tessera da giornalista meritando, negli anni successivi, l’incarico di vice Direttore dei periodici “Forza Bologna – Cesenalè” e del quotidiano nazionale online “Il Popolano”. I miei figli Marco e Monica sono cresciuti, così come i nipoti, che sono diventati quattro: Elisa, Giulia, Giacomo e Lorenzo. I due maschietti, come papà Marco (allenatore) e nonno Ugo (dirigente), militano nella società Cesena Basket 2005. L’anno prossimo, se Dio lo vorrà, festeggerò le nozze d’oro di matrimonio con Cristina, che amo tantissimo e che è il faro insostituibile della nostra famiglia. Se traccio un bilancio, credo di potermi considerare un uomo fortunato per tutte le brave persone che ho avuto modo di incontrare e frequentare durante il corso della mia vita. Manchi solo tu Gianni, tassello indispensabile per esaudire un sogno che custodisco da sempre nel mio cassetto dei desideri. A presto!

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Repertorio

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