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LESS IS MORE MENO E’ MEGLIO

Potrei iniziare questo articolo citando i consueti dati allarmanti legati ai cambiamenti climatici e all’impatto negativo dell’uomo sull’ambiente. Un esempio tra le ultime notizie ci informa che l’aumento della popolazione che abiterà le future megalopoli sarà del +60% entro il 2030, dato questo che ci spalanca un panorama catastrofico in fatto di inquinamento, gestione delle risorse, carenza dei servizi essenziali e ovviamente sfruttamento sbagliato del territorio. Accade sempre così quando si parla di sostenibilità.

Ma c’è di peggio: mentre le foreste in tutto il mondo continuano a sparire, gli scienziati temono che la prossima pandemia mortale possa nascere proprio dalle forme di vita che si trovano all’interno dei polmoni verdi.
Già nel 1997 sulle foreste pluviali indonesiane incombevano nuvole di fumo. In quei giorni si stava bruciando un’area grande quanto la Pennsylvania per fare spazio a coltivazioni agricole.

Soffocati da quella coltre, gli alberi non produssero frutti e ciò costrinse le volpi volanti a dirigersi da qualche altra parte per procacciarsi del cibo, portando con loro una malattia mortale.
Entro il 1999 ben 265 persone avevano sviluppato una grave infiammazione al cervello e 105 erano morte.
Si trattò del primo episodio conosciuto di virus Nipah sugli esseri umani, che da allora ha continuato a svilupparsi a ondate in tutto il sud-est asiatico.

E questa è solo una delle tante malattie infettive che normalmente colpiscono gli animali selvatici ad aver raggiunto l’uomo, in aree colpite da un intensa deforestazione.
Negli ultimi due decenni molti studi scientifici ci suggeriscono che proprio la deforestazione crea le condizioni perchè un’ampia gamma di patogeni (come il virus Nipah, o il virus Lassa e i parassiti che causano la malaria e la malattia di Lyme) colpiscano l’uomo.

Nel frattempo vasti incendi continuano a colpire le foreste tropicali dell’Amazzonia e anche alcune aree dell’Africa e del sud est asiatico, e gli esperti manifestano preoccupazione per la salute delle persone.
Il timore è che dalle foreste del nostro pianeta possa emergere la prossima grave pandemia.
Nella foresta molti virus convivono con gli animali senza conseguenze perchè gli animali sono evoluti insieme a loro.
Può capitare, però che gli uomini ospitino inconsapevolmente, questi virus nel momento in cui si spingono all’interno di foreste o cambino habitat forestale.

Se fossimo così bravi da far tesoro di ciò che fa male potremmo arrivare a capire che, se riusciamo a proteggere l’ambiente, forse riusciamo a proteggere anche la salute.
La pressione antropica e la distruzione delle specie selvatiche hanno prodotto squilibri ambientali, favorendo il contatto e il passaggio di virus patogeni. Lo spillover, il salto di specie, si verifica più facilmente se c’è un rapporto più stretto con gli animali selvatici.

L’impatto che le attività umane hanno sugli ecosistemi, le pratiche agricole, i sistemi di allevamento, la distruzione della biodiversità, i cambiamenti climatici, sono tutti elementi che entrano in gioco quando si verifica la comparsa di un nuovo virus. Conservare e rinunciare all’eccesso: questa è la sostenibilià.
Il cambiamento non può che avvenire dal basso, dovrà essere una spinta che deve partire dal singolo.
Ha a che fare col bisogno di genuinità, all’amore per la natura e per il territiorio.

E‘ un valore che va condiviso e che deve servire a riequilibrare la supremazia del denaro che appare, ai nostri giorni, il valore più importante che domina la nostra società.
Qualsiasi oggetto, anche il più povero, può trovare nuova vita e trasformarsi in un gioiello.
A fare la differenza sono solo l’impegno, la creatività e la consapevolezza di credere in uno stile di vita nuovo!

A cura di Sandra Vezzani – Foto Imagoeconomica

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