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LE STREGHE DI BRESCIA E VALTROMPIA

Ognuno di noi conserva nella memoria ricordi di storie antiche raccontate dalle nonne o dalle bisnonne. A volte possono sembrare favole ultraterrene che fanno parte del folklore della zona; in realtà sono ricordi ancestrali minuziosi, tramandati oralmente con amore dalle cosiddette “donne in viola” (chiamate così perché il viola è colore legato alle facoltà spirituali), nella speranza che possano essere riportati alla luce, di generazione in generazione. La speranza di queste donne infatti era quella di poter vivere nelle memorie delle persone, e che queste loro predisposizioni si potessero ricreare e amplificare: loro preziosa peculiarità era quella di saper scegliere nelle generazioni a venire le “future elette streghe”.

Di quanto sopra si trova traccia nei racconti in tutta Italia, ma in particolare nella zona della Val Trompia e di Brescia: basti pensare che nel territorio di Edolo e di Pisogne (BS) nel 1560 furono condannate al rogo per stregoneria più di 60 persone.

In Valtrompia si narra che in epoca medievale un uomo molto ricco aveva sposato una donna giovane e bellissima. Il Signore era molto malvagio e tutti lo definivano il tiranno. Anche la sua bella moglie non era da meno: crudelissima, faceva malefici ricorrendo ai più empi incantesimi, e uccideva i servi instaurando un regime di terrore in tutto il feudo. Con il suo atteggiamento e la sua malvagità riuscì perfino a irritare il marito. Una sera però, dopo l’ennesimo litigio con lo sposo, quest’ultimo in un impeto d’ira la annegò con le proprie mani nella fontana del palazzo. Da quel giorno il fantasma della donna appare accanto alla fontana emettendo urla di rabbia nel tentativo di perseguitare i passanti, forse come consolazione della mancata vendetta nei confronti del marito.

A Maniva (BS) invece si racconta che nei monti vicino al lago di Vacca, a due passi dalle vette dell’Adamello, in una notte di tempesta un mandriano se ne stava vicino al fuoco scaldandosi i piedi assieme ai suoi cani. Sentendo battere alla porta si chiese chi potesse essere a quell’ora e con quel tempaccio. Rimase stupito quando, alla porta, si presentò una donna bellissima. Dopo lo stupore iniziale, la fece accomodare affinché si riscaldasse: era rimasto stupito poiché i cani non avevano dato il minimo segno di nervosismo, circostanza alquanto singolare. La situazione però precipitò in modo terrificante dopo che un tizzone ardente cadde vicino alle gambe della donna: l’uomo intravide degli zoccoli caprini al posto dei piedi.

Dopo tale spavento il mandriano corse via velocemente dalla malga assieme ai suoi fedeli cani. Il giorno seguente ritornò alla malga in compagnia di alcuni conoscenti: della misteriosa signora non c’era più traccia, ma era rimasto tuttavia acceso il tizzone ardente che sembrava non volersi spegnere.

Una storia simile si narra nella zona di Pisogne/Pesazze (BS) dove un cacciatore, durante la stagione venatoria, decise di fermarsi in una cascina insieme al suo fedele cane. Dopo aver cenato si sdraiò accanto al focolare e percepì accanto a lui una presenza femminile con un bambino. La donna continuava a fasciare e sfasciare il bimbo. Il cacciatore, facendosi coraggio, le chiese più volte chi fosse, ma non ebbe risposta. Dopo poco, la donna si alzò e iniziò a danzare. Fu allora che il cacciatore si accorse che al posto di piedi umani costei aveva piedi di capra. Il cacciatore tentò la fuga insieme al suo cane nonostante le difficoltà dovute alle numerose porte della malga. Appena uscito nel prato udì una voce femminile che disse: “Sei fortunato ad avere un cane con te. Altrimenti saresti rimasto qui con me per sempre”.

Ricordi di questo tipo rimarranno vivi nella nostra storia personale e familiare: finché ci saranno persone disposte a raccontare ed altre disposte ad ascoltare, nulla andrà mai veramente perduto.

A cura di Barbara Comelato – Foto Redazione

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