“Le notizie sono una cosa seria. Fidati dei professionisti dell’informazione. Scegli gli editori responsabili, gli editori veri. Scegli la serietà!”. La voce del teleschermo, con tono solenne, ci avvisa così dentro le nostre case da qualche giorno. È il nuovo spot Mediaset per contrastare il dilagare delle fake news.

Ora, nonostante io legga quotidianamente le notizie da fonti professioniste e che sia estremamente contrario alla divulgazione di fake news, rifletto. E penso a George Orwell quando nel suo capolavoro 1984 scriveva: “se tutti gli altri accettavano quella menzogna che il Partito imponeva (se tutti i documenti ripetevano la stessa storiella), la menzogna diventava verità e passava alla storia”.

Poi, senza alcun ordine cronologico, penso a Galileo, che per le sue tesi eliocentriche era ritenuto eretico dal mainstream dell’epoca. Alle migliaia di donne innocenti mandate al rogo, perché si credeva che fossero streghe. Ai pellerossa, che non erano né rossi né indiani, e il cui olocausto venne ignorato dalle fonti ufficiali fino al 1900 inoltrato. Ai lager nazisti o ai gulag sovietici, che sui giornali del tempo non esistevano. Al genocidio in Yemen, che non viene raccontato eppure è là, da sei anni.

Alla guerra in Donbass, dove continuano a morire giovani uomini che nessuno ricorda. A un virus che su tutte le testate giornalistiche prima era solo una normale influenza, poi è diventato una pandemia mondiale che ci ha segregato in casa. Nel perfetto stile del bipensiero orwelliano. Divisi tra il sapere e il non sapere. Siamo liberi di pensare, ma l’importante è pensarla come vogliono loro.

Allora, come dice un filosofo, mancheranno le mascherine, ma non i bavagli. Perché in fondo “chi controlla il passato – diceva lo slogan del Partito – controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato.”

A cura di Valentino Broccoli – Foto Shutterstock

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