È tempo di pagelle, come ad ogni fine stagione, con i voti alle venti protagoniste di un campionato in cui la qualità non è certo stata esaltante; anche relativamente ad una classe arbitrale che spesso ne ha combinate di tutti i colori, rischiando persino di dare un volto diverso alla classifica.

MILAN – 10 – che voto merita chi ha vinto lo scudetto partendo non certo da favorita? Il Milan ha saputo superare tutte le difficoltà presentatesi, comprese perdite di giocatori importanti, sostituiti alla grande. Inoltre il parmigiano Pioli ha “grattugiato” lui avversari e critici, dimostrando di essere migliore di tanta gente ben più considerata ed osannata.
INTER – 7 – se si guarda all’estate scorsa, dopo grandi addii, il voto dovrebbe essere più alto, ma vincere Supercoppa e Coppa Italia non basta a considerare ottima la stagione; ad un certo punto i nerazzurri avevano lo scudetto in mano ed invece hanno avuto un calo, dovuto anche ad un tantino di sufficienza?
NAPOLI – 7,5 – anche il Napoli si è trovato nella posizione di agguantare il tricolore, ma come accade ormai da tempo, si è “sciolto” proprio sul più bello ed è vero che l’obiettivo Champions è stato raggiunto, ma che qualcosa non funzioni del tutto pare ormai essere una costante.
JUVENTUS – 4 – può essere davvero che, come dice Allegri, l’obiettivo fosse arrivare nelle prime quattro, ma da quarta ed ancora una volta più per demeriti altrui che per forza propria? Il ritorno del tecnico livornese aveva rimesso la Juve in cima alla lista delle favorite per lo scudetto e ridato fiato all’obiettivo Champions, cose svanite tra la mancanza di un gioco ed una qualità della rosa enfatizzata dai media, ma in realtà piuttosto scadente, e non solo tecnicamente.
LAZIO – 7– – di stima , visto che con Sarri ci si aspettava qualcosa di meglio, da un gioco che non c’è mai stato, ad una continuità di rendimento mai raggiunta; è stata una stagione di troppi alti e bassi, salvata dal solito Immobile e dal fatto che la concorrenza non ha fatto di meglio; vince lo scudetto di Roma, ma la zona Champions non è mai altro che utopia
ROMA – 7+ – Mou non fa sfracelli, arriva dopo la …. Lazietta, però ridà entusiasmo e vince la Conference, prima coppa internazionale dal 2010 di un’italiana (e l’ultima l’aveva vinta lui!); certo anche la Roma fa il minimo sindacale, ma probabilmente siamo noi che dovremmo innanzitutto andarci più cauti con il battezzare campioni gente che al massimo è discreta.
FIORENTINA – 7,5 – Italiano ha saputo “risvegliare” la Viola, dandole un gioco e riuscendo anche a sopperire alla cessione del proprio bomber, Vlahovic, a gennaio; anche i viola hanno avuto un rendimento altalenante, prendendo qualche brutta “scoppola” ,a alla fine si torna in Europa e cosa può importante se sarà la Conference ed il merito maggiore è in realtà …. dell’Atalanta?
ATALANTA – 4 – dopo cinque splendide stagioni è finita l’epopea Gasperini? L’Atalanta ha disputato una stagione molto inferiore alle attese, perdendo troppe partite in casa e contro avversarie inferiori, crollando poi in un finale in cui dalla zona Champions si è trovata addirittura fuori dalle coppe.
In tutto questo avrà inciso la cessione della maggioranza agli americani? Altri esempi non portano certo a grandi benefici, ma può essere che sia solo una questione di tempo …. e di chi davvero gestisce il potere ….
VERONA – 8 – quando si fa un errore bisogna saper reagire subito ed a Verona è successo. Perso Juric, non era certo Di Francesco il sostituto ideale, ma sono bastate tre sconfitte per porre rimedio con l’ingaggio di Tudor, un rischio ma calcolato, dato il credo molto simile a quello di Juric.
Il Verona ha fatto benissimo, riuscendo a disputare un grande campionato, trovando i giocatori giusti, molti diventati nuovi uomini mercato.
TORINO – 6,5 – il voto poteva essere più alto, come migliore il bottino di punti, molti gettati al vento in finali di gara disputati con il fiato corto ed evidentemente poca lucidità.
In ogni caso Juric ha fatto rinascere uno spirito di cui si era persa memoria, ridato fiducia a calciatori diventati l’ombra di se stessi (che poi non gli sia riuscito con tutti non è certo colpa sua).
Bremer e Lukic sono stati il simbolo di questo “nuovo” Toro e basta ricordare cosa si diceva del brasiliano al suo arrivo a Torino, o quanto poco veniva considerato il centrocampista; la cosa dovrebbe insegnare molto, come non guardare il nome di chi arriva, o lasciare il giusto tempo di ambientamento, o ancora che non serve spendere tanto, ma bene.
Continua ….

Il Direttore Responsabile Maurizio Vigliani – Foto Lapresse

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