Gli ultimi governi hanno introdotto una serie di riforme ambiziose nel mercato del lavoro (2014, Jobs Act), nel sistema dell’istruzione (2015, La Buona Scuola) e dell’innovazione (2015, Piano Nazionale Scuola Digitale e, per il triennio 2017-2020, il Piano Nazionale per l’Industria 4.0).

Queste riforme vanno nella giusta direzione e hanno il potenziale per generare quelle sinergie e complementarità tra le politiche di cui il paese ha bisogno per rompere l’attuale equilibrio di bassa produttività e basse competenze, e generare posti di lavoro produttivi e gratificanti, in tutto il paese.
E’ quanto rileva l’Ocse nel rapporto ‘Skills Strategy Diagnostic Report – Italy 2017 ‘ presentato oggi al Mef.

Con il jobs act creati 850 mila posti di lavoro – Le misure sul mercato del lavoro realizzate dal Governo italiano hanno permesso la creazione di “circa 850.000 posti di lavoro” e favorito l’aumento dei contratti a tempo indeterminato. La stima è contenuta nel Rapporto dell’Ocse sulle competenze in Italia che cita “l’insieme di riforme strutturali, compreso il Jobs act del 2015, che mirano ad affrontare le sfide sull’occupazione”. Importante per le assunzioni stabili, afferma l’organizzazione parigina, anche “il taglio temporaneo dei contributi”.

Sul piano nazionale Industria 0,4%, l’Ocse dà un giudizio positivo, anche se rileva che la sfida principale sarà quella che dovranno affrontare i centri di eccellenza per il trasferimento tecnologico per coinvolgere concretamente le imprese e promuovere concretamente gli incentivi previsti dall’industria 4.0.

Dato preoccupante, molte donne non sono neanche alla ricerca di un posto di lavoro, ciò fa sì che l’Italia faccia registrare il terzo tasso di inattività più alto tra paesi membri dell’Ocse – si legge – In parte questo dato può essere spiegato dal fatto che le donne sono spesso percepite come le principali ‘assistenti familiari’ I giovani, da parte loro, si legge nel rapporto, “devono affrontare una transizione difficile dalla scuola/università al mondo del lavoro. I giovani italiani hanno raramente accesso a servizi di orientamento che li aiutino a scegliere nella vasta gamma di possibili percorsi di formazione e carriera. Una parte significativa di giovani impiega troppo tempo a terminare gli studi”.

Infine nota dolente, il numero dei laureati nel nostro Paese, molto al di sotto della media degli altri Paesi Ocse: 20% (tra i 25 e i 34 anni) rispetto al 30 e degli occupati al sud con un divario netto rispetto al nord dove il lavoro risulta molto più stabili e che pertanto porterà i giovani a migrare in altre regioni dove è più cosciente anche il senso di apparteneza allo Stato italiano.

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