La crisi creatasi con la dipendenza dei paesi della Unione Europea dal gas russo dimostra che le economie europee non possono fare a meno di energia di base stabili. La drammatica crisi energetica che stiamo vivendo ci dimostra che l’Europa si trova davanti al fallimento della sua politica energetica, fondata sul green deal e su una speranza eccessiva nelle fonti rinnovabili, dimenticando completamente le ragioni di sicurezza che dovrebbero essere al primo posto nelle scelte energetiche.

Ed e’ cosi’ che la transizione energetica invece che terreno di cooperazione e condivisioni tra famiglie, imprese e Stati si sta trasformando in un inconcludente scontro ideologico tra i sacerdoti delle rinnovabili e dell’elettrificazione di tutto e a ogni costo, e i fautori di posizioni piu’ pragmatiche e razionali, che sostengono l’esigenza di neutralità tecnologica dell’approccio alla decarbonizzazione.
L’italia ha la seconda industria d’Europa dopo la Germania. Un asset di importanza vitale per il nostro paese senza il quale saremmo relegati all’insignificanza economica e dunque anche politica.

Ebbene la bolletta energetica (elettricità piu’ gas) di tutta l’industria manifatturiera italiana è stata nel 2019 di circa 11 miliardi di euro.
Quest’anno supererà abbondantemente i 60 miliardi di euro.
50 miliardi di euro di differenza che stanno mettendo letteralmente in ginocchio il sistema Italia .

Ebbene anche il mondo del calcio non potrà sottrarsi a questa calamità, e sono tanti i temi in discussione legati al risparmio di energia elettrica negli stadi. Si ridurrà il tempo di accensione necessario per calibrare gli strumenti a supporto della direzione di gara, e si avra’ una riduzione dei tempi di illuminazione di circa il 25%. Verranno ridotti i tempi di accensione delle luci negli stadi, con un tetto massimo di 4 ore.
Per le gare che si disputeranno alle 12.30 o alle 18.00 il momento di accensione per calibrare i vari strumenti a supporto dei direttori di gara e’ stato ridotto da 90 a 60 minuti pima del fischio di inizio.

Per quanto attiene le infrastrutture si sta ragionando per trovare le migliori soluzioni per l’ottimizzazione dei consumi di riscaldamento del terreno di gioco nel periodo invernale.

Si tratta di primi passi, per ora, che denotano come il mondo del calcio sia sensibile al tema e voglia porsi come esempio virtuoso in un momento tanto difficile. La Lega calcio è al lavoro per realizzare quanto prima impianti per l’efficientamento energetico negli stadi, e in Italia gli impianti potrebbero diventare non solo strumenti di qualificazione urbana, ma anche modelli di sostenibilità ambientale e autoproduzione di energia.

E poi ancora: a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico il dibattito investe anche il mondo della scuola: pare gia’ definitivo l’orario invariato durante la settimana ma con il sabato rigorosamente in dad, soluzione questa che dovrà necessariamente impattare con un piano adeguato e serio per i trasporti pubblici

L’Europa sembra voler restare nel mezzo, con dichiarazioni concilianti verso tutte le parti.

Circa 500 milioni di abitanti, ventisette paesi che sommati costituiscono la seconda economia mondiale, eppure se guardiamo ai principali sviluppi internazionali e’ difficile attribuire all’EU come istituzione un peso, anzi sul piano internazionale l’Unione Europea quasi non esiste.

Non ci sono ricette magiche, è vero, ma il mio modesto e personale parere è che se si resta fermi nel mezzo i danni saranno peggiori, e lo saranno, ahime’, in modo diffuso!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Imagoeconomica

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