TOP Header adv (728×90)
TOP Header adv (728×90)

L’ASSASSINIO DI DON PUGLISI

Pino Puglisi nasce il 15 settembre 1937 a Palermo nel quartiere popolare di Brancaccio. Il padre calzolaio e la madre sarta assicurano al giovane Pino un’infanzia serena e un’educazione prettamente religiosa. All’età di sedici anni entra in seminario al termine del quale, nel 1960, è ordinato sacerdote. Dopo essere stato nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli, già nel 1963, diventa cappellano dell’orfanotrofio Roosevelt di Palermo presso il quale inizia a dedicarsi all’educazione di giovani ragazzi provenienti da difficili situazioni familiari. Nel 1970 Padre Puglisi è nominato parroco di Godrano, cittadina che da anni è insanguinata da una faida tra famiglie mafiose per il dominio del territorio. In questa situazione di pericolo, disperazione e omicidi, Don Pino, nell’arco di otto anni, riesce a svolgere un efficace ruolo di mediatore e portatore di “Pace” tra le fazioni avverse, riconciliando la popolazione. Dal 1978 al 1990, il sacerdote svolge numerosi incarichi nella curia palermitana connotati sempre dalla grande attenzione rivolta ai giovani; egli è infatti, nominato prorettore del seminario minore e poi direttore del Centro diocesano Vocazioni.

In quegli stessi anni, dedica gran parte della sua attività pedagogica all’insegnamento presso gli Istituti scolastici di Palermo, come il Liceo Classico Vittorio Emanuele II, l’Istituto professionale Einaudi, l’Istituto magistrale di Santa Macrina, svolgendo attività di docenza nelle materie di matematica e religione. La grande passione per l’insegnamento e il contatto con i giovani sono quindi al centro della sua missione evangelica. Cresciuto nel difficile quartiere di Brancaccio, dove imperversavano i fratelli mafiosi Graviano affiliati al boss Bagarella, Padre Puglisi vi fa ritorno come parroco di San Gaetano nel 1990. In quest’ambiente afflitto dalla criminalità organizzata, con grande determinazione, promuove molteplici iniziative rivolte ai giovani del quartiere fornendo loro luoghi d’incontro, di studio, di gioco, con l’obiettivo principale di trasmettere valori sani di fratellanza e di rispetto della legalità.

Così operando, Padre Puglisi si propone il fine di evitare che i ragazzi del quartiere finiscano risucchiati dalla voracità criminale della mafia dei Graviano, entrando nel giro dello spaccio e del racket. Per i nobili obiettivi che persegue, il suo attivismo infastidisce notevolmente la cupola di Brancaccio, che ne decreterà la morte. Il 15 settembre 1993, giorno del suo compleanno, verso le ore 23, davanti al portone di casa, don Puglisi, appena sceso dalla macchina, è raggiunto dai sicari mafiosi che, dopo averlo chiamato, gli sparano vigliaccamente alla nuca diversi colpi di arma da fuoco.

Tanto gli esecutori materiali quanto i mandanti dell’omicidio saranno assicurati alla giustizia e condannati all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Palermo nel 1999. Padre Puglisi ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Valore Civile e a lui sono intitolate moltissime vie, piazze e scuole di tutta la Sicilia. Don Pino Puglisi è stato beatificato con decreto concesso da Papa Benedetto XVI il 28 giugno 2012 per il martirio “in odium fidei”. Il suo corpo è stato dunque traslato presso la Cattedrale di Palermo e la ricorrenza del Beato Puglisi si tiene il 21 ottobre di ogni anno, giorno del suo battesimo. Il santuario principale del prelato è stato edificato su terreni confiscati alle organizzazioni mafiose. Padre Pino Puglisi è il primo martire della Chiesa Cattolica a essere stato ucciso dalla mafia. Questo il ricordo di Papa Francesco in occasione della cerimonia di beatificazione del 25 maggio 2013: “Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto con Cristo risorto”. Alle parole del Pontefice si può solo aggiungere che questo Martire dell’era moderna costituisce tutt’oggi testimonianza sublime del coraggio contro la protervia della mafia ed esempio di vita per il riscatto dei minori a rischio. Lo Stato ha onorato il sacrificio di Pino Puglisi, con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

Articoli correlati

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *