L’utilizzo del Televideo è caduto in disuso come quello della penna stilografica. Io continuo ad utilizzare entrambi, così come le postazioni pubbliche telefoniche che sono sì cambiate rispetto a quando, rinchiuso dentro ad una cabina dall’odore stagnate di tabacco e dopobarba, passavo ore a chiamare la ragazza del mio cuore, ma continuano a trasmettermi forti emozioni.

La storia che voglio raccontarvi, parla di due ragazzi e della loro storia d’amore a distanza durata sette anni, dal maggio del 2002 al dicembre 2009. Vent’anni fa, la parola chat la si usava per un servizio che veniva erogato dal teletext di Mediaset, in una parola, Mediavideo.

Infatti, alla pagina 860, era possibile inviare degli sms, utilizzando il proprio nickname, ad una chat di gruppo in tempo reale.  Cesare e Marisa erano due ragazzi che vivevano, lui a Poggibonsi e lei a Corinaldo. La loro storia nacque in quella chat, confrontandosi su di un argomento che metteva d’accordo tutti i partecipanti: La grandezza di Umberto Bindi, cantautore della scuola genovese scomparso alla fine di maggio del 2002. Sia Cesare che Marisa erano concordi sul fatto che, in un’Italia ancora bacchettona e perbenista, esibire a testa alta la propria omosessualità lo portò ad un progressivo eclissamento, nonostante i brani da lui composti avessero fatto il giro del mondo incisi da artisti del calibro di Dionne Warwick, Helen Reddy, Richard Anthony e Tom Jones.

Innamorarsi a distanza di duecentocinquanta chilometri uno dall’altro, in quegli anni, non era semplice. Se consideriamo che all’epoca i messaggi si pagavano, bisognava attendere le offerte legate ad un periodo in particolare, si aspettava con ansia, due volte all’anno, la possibilità di poter attivare le celebriSummer Card” e “Christmas Card” nella propria scheda ricaricabile, così da poter abbondare, durante il periodo festivo, nell’invio di sms ad amici e parenti.

Nell’arco dei sette anni di chat, si trovarono d’accordo in quasi tutti gli argomenti trattati, ad eccezione della fede calcistica, Marisa tifava Ancona mentre Cesare aveva una passione pedatoria per il Siena. Quando il servizio di chat terminò, pochi giorni prima del Natale 2009, Cesare e Marisa decisero di incontrarsi, in verticale, la vigilia di Natale a Sansepolcro, paese situato al centro della retta che unisce le loro due cittadine.

L’appuntamento era fissato per le dieci del mattino davanti al Museo della Resistenza e come segno di riconoscimento ognuno doveva presentarsi con in mano una copia de Il Manifesto. Quel giorno Cesare restò in panne dalle parti di Montevarchi e il meccanico a cui si rivolse parlò di rottura della scatola del cambio. Lasciò l’auto in officina e prese il treno per Sansepolcro arrivando all’appuntamento con più di un ora di ritardo e senza il quotidiano perché andato esaurito. Per questo motivo, si presentò con una copia de Il Foglio Quotidiano diretto da Giuliano Ferrara.

Marisa però non c’era, nel frattempo aveva conosciuto un altro Cesare che, fatalità, aveva sottobraccio il suo stesso quotidiano. Al momento dell’incontro, entrambi, leggevano un articolo della rubrica Contropiano a firma di Matteo Bartocci dal titolo Democrazia Anno Zero. Marisa e Cesare II° si sposarono a distanza di un paio di mesi e si trasferirono proprio a Sansepolcro, il luogo del loro incontro. Marisa non seppe mai che quel Cesare non era la sua prima scelta anche perché quest’ultimo, una volta resosi conto dell’equivoco, non ebbe il coraggio di raccontare la verità dei fatti.

E il vero Cesare? Si fermò a pranzo a Sansepolcro, poi si rifugiò un una sala cinematografica dove proiettavano un film diretto dal suo regista preferito, Lars Von Trier e qui conobbe Marisa, la cassiera che, manco farlo apposta, era una quotidiana lettrice de Il Foglio Quotidiano.

I due andarono a convivere nella casa di lei, sopra al cinema che era di proprietà della sua famiglia da tre generazioni. La doppia coppia, a tutt’oggi, non si è mai incontrata. Succederà domani, 19 novembre 2022, quando assisteranno, al cinema Astra in terza fila centrale, al film francese datato 1972 dal titolo Le Chat, con Jean Gabin e Simone Signoret. Ma questa, è un’altra storia.

A cura di Marco Benazzi Foto ImagoEconomica 

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