Lamberto Dini nasce a Firenze il giorno 1 marzo 1931. Ha compiuto 90 anni, ma il carattere è ancora quello di un combattente. Suo padre era un fruttivendolo attivo e con i risparmi gli consente di frequentare il liceo. che conclude in modo eloquente nella sua città. Si laurea in economia e commercio, poi vola negli Stati Uniti e si iscrive a due famose università. La prima Nel Minnesota e l’altra del Michigan. Alla fine degli anni cinquanta entra nel Fondo Monetario Internazionale, dove la sua carriera lavorativa prende forza fino al punto che dal 1976 al 1979 gli viene dato mandato come direttore esecutivo per Italia, Grecia, Malta e Portogallo.

Nel 1979 l’allora Presidente del Consiglio dei ministri Francesco Cossiga nomina sorprendentemente Lamberto Dini direttore generale della Banca d’Italia, succedendo a Carlo Azeglio Ciampi, nominato a sua volta governatore.

Tra il 1993 e il 1994 è inoltre uno dei vicepresidenti della BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali). In questo periodo, Ciampi viene nominato Presidente del Consiglio dei Ministri, si tratta di un governo di transizione meglio definito tecnico (Ciampi è il primo Presidente del Consiglio non parlamentare della storia della Repubblica Italiana): il nome di Lamberto Dini figura al primo posto tra i probabili successori. Il neo presidente Ciampi sarebbe orientato a nominare il vice direttore generale della Banca d’Italia Pierluigi Ciocca, ma a seguito di un compromesso con il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro prevale la scelta di Antonio Fazio, secondo vice direttore.

Nel maggio del 1994 Dini si dimette da direttore della Banca d’Italia per ricoprire il ruolo di ministro del Tesoro nel I governo Berlusconi. Berlusconi si dimette all’inizio del 1995 e Dini viene incaricato dal presidente Scalfaro di formare un nuovo governo: Dini forma un esecutivo composto esclusivamente da ministri e sottosegretari tecnici e non parlamentari. Dini cerca consensi fra i partiti del centrosinistra e i sindacati e riesce nel difficile compito di emanare una riforma delle pensioni, che trasforma il sistema pensionistico italiano da retributivo a contributivo. Le finalità ultime sono tuttavia quelle di traghettare il paese fino alle elezioni politiche anticipate, che si terranno poi nel mese di aprile 1996.

Per le nuove elezioni Dini aderisce alla coalizione di centrosinistra “l’Ulivo” guidata da Romano Prodi, presentandosi con una lista personale (“Lista Dini”). Nel corso dei quattro governi (Prodi, D’Alema I e II e Amato II) dell’Ulivo che si succederanno nel corso della XIII Legislatura Dini ricopre il ruolo di ministro degli Affari Esteri.
Si dimetterà il 6 giugno 2001 all’indomani delle nuove elezioni vinte da Berlusconi.

A queste ultime elezioni Lamberto Dini viene eletto al Senato. Dal febbraio 2002 a luglio 2003 è delegato alla Convenzione di preparazione della bozza della Costituzione Europea. Fino alla fine della legislatura sarà vice presidente del Senato.

Alle elezioni politiche del 2006 viene rieletto senatore (gruppo della “Margherita”). Durante la XV Legislatura ricopre l’incarico di Presidente della III Commisione Affari esteri, emigrazione del Senato della Repubblica. Nel giugno 2006 viene eletto Presidente della Commissione Esteri del Senato.

Inizialmente aderisce alla costituzione del “Partito Democratico” (centrosinistra) poi però annuncia il suo distacco dal progetto per costituire i “Liberaldemocratici” fondato con Natale D’Amico, Daniela Melchiorre, Giuseppe Scalera ed Italo Tanoni.

Sposato con Donatella Pasquali Zingone – vedova del miliardario bergamasco Renzo Zingone da cui ha ereditato vaste proprietà in Costarica – questa viene condannata il 3 dicembre 2007 dalla X Sezione Penale del Tribunale di Roma a 2 anni e 4 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta in relazione ad un falso in bilancio della società “SIDEMA srl” e ad un crac da 40 miliardi di lire nel 2002. La stessa non sconterà la pena inflittale grazie al beneficio introdotto dell’indulto del 2006.

Alla fine del mese di gennaio 2008 il suo voto in senato è determinante per la caduta del governo Prodi.

E’ stato tra i politici pià gratificati a livello economico, oggi percepisce una pensione mensile così suddivisa: 18 mila euro da Bankitalia, 7000 dall`Inps e 19.054 dal Senato. Non entro nel merito, ma certo è che se penso a chi percepisce una pensione minima non sufficiente per offrire condizioni di vita decenti, mi manca l’ossigeno.

Se poi ripenso a un anno fa dove in Italia si moriva di covid nelle Rsa e non solo, mentre l’ex Governatore si trovava con la moglie in Costa Rica a fare sport, credo che invece di continuare a ingrassare i conti correnti di taluni privilegiati, sarebbe stato meglio, decurtarne una parte, per fare fronte alle necessità quotidiane di tanti italiani tra la vita e la morte nelle terapie intensive, perchè il materiale sanitario (tamponi/mascherine/siringhe) erano, o sono stati fatti percepire come i diamanti di Diabolik. Queste ingiustizie sociali, queste pensioni d’oro, non rappresentano il valore italiano della Resistenza, o le mani di un minatore, quantomeno i sacrifici di tante donne e uomini che per sopravvivere sono costrette e costretti a recarsi dentro i forni di acciaieria, all’interno di silus, o nelle celle frigorifere per quale poi pensione?

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Imagoeconomica

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