C’è al giorno d’oggi un argomento che non divide le opinioni? No, vero? Indubbiamente trovare unanimità di pensiero è impossibile e non ha fatto eccezione l’addio di Messi al Barcellona per accasarsi in quel PSG che sta tentando di elevarsi ai vertici del calcio europeo di club senza lesinare milioni, tanto il tanto decanato fair play finanziario non è che un vago ricordo di regole di fatto mai rispettate e/o fatte davvero rispettare.

La Pulce ha pianto salutando il blaugrana, quello che è stato il “suo” colore per quasi due decenni, lasciato quando, per forza o per calcolo, i dirigenti del Barca non sono stati più in grado di “soddisfare” le sue richieste economiche, esose in questo momento di pandemia.
Naturale che, vistolo ridere non appena sbarcato a Parigi, da nuovo imperatore di un altro Mondo, ci sia chi abbia visto lacrime false e di convenienza sul viso dell’argentino, trasformatosi non appena il portafogli si è riempito a dismisura, secondo richieste e convenienza, proprie naturalmente.
D’altra parte mica bisogna essere Messi per presentarsi ai nuovi tifosi da parte di un qualsiasi calciatore; anche in Serie C c’è chi arriva e parla come fosse finalmente approdato nella “terra promessa”, dove ha sempre sognato di approdare, agli ordini di un allenatore che indica come il migliore sulla piazza, per se non ricorda neppure come si chiama ….
La colpa è anche di noi giornalisti, inutile negarlo, che siamo protagonisti del “regno della banalità”, dato che le domande le facciamo noi e, di conseguenza, cosa pensiamo di poterci sentire rispondere?
Dovremmo aiutare, incoraggiare, essere i primi fautori del cambio di mentalità e cosa chiediamo? “Cosa hai pensato al ricevimento dell’offerta del ….? Ti senti orgoglioso di vestire questa maglia? ….” E via di questo passo …. Con un dialogo tra dei sordi ed un muto ….
Messi ha pianto? Magari a Barcellona si è trovato davvero bene, salvo che “abbassarsi” lo stipendio a venti milioni (dai trenta richiesti) era un sacrificio troppo grande per un “poveraccio” che tra una cosa e l’altra è capace di “fatturarne” un bel po’ di più ad ogni stagione.
E perché, eventualmente, non doveva ridere appena sbarcato a Parigi, dove di milioni gliene mettono in tasca QUARANTA (netti) l’anno? Qualcuno è disponibile per mettersi nelle sue mutande e fare diversamente? Siamo seri e non facciamo gli ipocriti e neppure i finti puristi, che tanto non ci crede nessuno!
Messi ha fatto la sua scelta, legittima, e semmai è ora di prendere il calcio, ed i calciatori, per quello che sono, ovvero esseri fortunati che guardano i loro interessi, come chiunque al mondo, noi compresi, che al suo posto magari avremmo pure prima baciato la maglia del Barca, mano sul cuore compresa, e subito dopo avremmo fatto lo stesso con quella del PSG, rispondendo alla solita domanda stupida, del solito cronista che ha tante idee quanto è il talento da scrivano che lo accompagna e magari scrive seguendo l’allenamento seduto al bar.
Lacrime, maglia, ma alla fine quello che conta è sempre e solo il portafogli e non solo nel calcio.
Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani- Foto Lapresse

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