Prima di entrare nello specifico delle norme illustro brevemente l’argomento:
I crediti deteriorati o prestiti non performanti (in inglese non performing loans, NPL) sono crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Si tratta in pratica di “crediti” delle banche (debiti per gli altri soggetti) per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza sia per l’ammontare dell’esposizione di capitale. I non performing loans nel linguaggio bancario sono chiamati anche crediti deteriorati o crediti inesigibili e si distinguono in varie categorie fra le quali le più importanti sono le sofferenze. Queste posizioni in perdita devono essere integralmente coperte dalle aziende di credito. Esse possono essere risolte direttamente o le posizioni possono essere cedute a prezzi di saldo, solitamente lotti numerosi a fronte di denaro liquido, a società che studiano la composizione del portafoglio e valutano le probabilità (centile) di riscossione dei crediti deteriorati sulla base delle “Informazioni commerciali” dei soggetti debitori (fallimento, insolvenza senza fallimento, ritardo nei pagamenti).

Secondo una ricerca mirata al caso italiano dove sia le garanzie che i tempi di recupero dei crediti sono stati presi in esame, si è dimostrato la causa maggiore delle perdite delle banche è dovuta ai secondi. In altri termini, il contesto legale e i lunghi tempi richiesti dalle procedure burocratiche italiane sembrano abbassare drasticamente le possibilità di recupero nei confronti delle controparti inadempienti.

Già nel 2008, la Banca d’Italia classificò i crediti deteriorati o non performing loans in tre sottoclassi:

  1. Crediti in sofferenza (Bad loans);
  2. Inadempienze probabili (Unlikely-to-pay exposures, UTP);
  3. Esposizioni scadute e/o sconfinate (Overdrawn and/or past-due exposures).

Tale classificazione in tre categorie è la medesima prevista dai criteri contabili adottati dal “Single Supervisory Mechanism” dell’Autorità bancaria europea.  

Oltre agli NPL, esiste inoltre la classe dei crediti ristrutturati (forborne credit di tipo performante e non performante).

Secondo il rapporto “PricewaterhouseCoopers” pubblicato dicembre del 2018, le sofferenze e le inadempienze probabili delle banche italiane erano pari rispettivamente a 130 e 86 miliardi di euro, rispetto ai 165 miliardi e 94 miliardi dell’anno precedente. Al 2017, la concentrazione dei crediti Utp nelle prime dieci banche italiane era dell’80%, di cui il 53% nei primi tre. Il tasso di copertura dei primi 10 istituti di credito italiani che è risultato del 65,8% per i Bad Loans e del 35% per gli UTP, rispetto al 61,6% e al 31,0% del 2017.

I crediti in sofferenza sono quei crediti bancari la cui riscossione non è certa (per le banche e gli intermediari finanziari che hanno erogato il finanziamento) poiché i soggetti debitori si trovano in stato d’insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili.

Le banche e gli intermediari finanziari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati (ad esempio i garanti) la prima volta che lo segnalano a “sofferenza”. Si prescinde, pertanto, dall’esistenza di eventuali garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti. Sono escluse le posizioni la cui situazione di anomalia sia riconducibile a profili attinenti al rischio-paese. La classificazione di un credito tra quelli in “sofferenza” implica una valutazione da parte dell’intermediario della situazione finanziaria del cliente che equipari il soggetto a uno stato di insolvenza. La “sofferenza” non va confusa con un semplice ritardo del cliente nei pagamenti all’intermediario, in quanto il ritardo nei pagamenti non è una condizione sufficiente per la segnalazione a “sofferenza” alla Centrale dei rischi o nel bilancio dell’intermediario finanziario.

Per sorvegliare il rischio a livello nel sistema bancario, la Banca d’Italia, che vigila sulla sana e prudente gestione delle aziende di credito, ha creato la “Centrale dei Rischi”, un archivio nel quale confluiscono le posizioni debitorie di ogni soggetto nei confronti di tutti gli intermediari permettendo per ogni debitore il calcolo della posizione globale di rischio e consentendo agli uffici di vigilanza di Bankitalia di monitorare la stabilità del sistema creditizio e agli intermediari di controllare la solvibilità dei clienti, prima di fare affidamenti, per evitare di erogare credito a soggetti già insolventi od eccessivamente esposti

L’Unione Europea già dal 2021 tramite il “Secondary Market Directive” (SMD)  due anni spinge e incoraggia il “mercato” dei crediti deteriorati definiti non-performing loans (Npl), ma con l’applicazione di norme e direttive a tutela dei diritti dei debitori ceduti. Gli Stati membri avrebbero dovuto già dallo scorso anno avrebbero dovuto valutare tale “situazione” ma sembra che soltanto da poco, Italia compresa, si stiano muovendo in tal senso.  

Il Dipartimento del Tesoro ha redatto uno schema di decreto legislativo posto in consultazione pubblica fino a domani 29 febbraio 2024. 

La direttiva vorrebbe fissare però degli standard uniformi a garanzia delle operazioni ma si scontra con i sistemi giuridici nazionali che sono disomogeneicosì che la UE nella normativa ha riservato dei margini di flessibilità riservati agli Stati membri.

Su questo il nostro Paese ha fatto alcune obiezione in merito alla limitazione del segmento applicativo della norma sull’acquisto e la gestione dei “crediti in sofferenza” (NPL) escludendo le inadempienze probabili(unlikely-to-pay, Utp – traducibile con un “difficile che paghi“) ), in quanto secondo quanto affermato dal Mef, gli Utp richiedono una gestione diversa e riservata al sistema bancario!

Pietro Bellone, partner della Allen & Overry, ha sottolineato. “In linea di principio, si potrebbe conciliare l’inclusione degli Utp nel perimetro della normativa prevedendo che gli eventuali finanziamenti a supporto dell’attività di impresa siano messi a disposizione soltanto da soggetti terzi abilitati a fare credit. Anche alla luce delle agevolazioni di natura legale e fiscale previste dalla legge sulla cartolarizzazione per la cessione e valorizzazione di crediti deteriorati ipotecari, la limitazione ai crediti in sofferenza di fatto restringe l’ambito di applicazione della nuova normativa alla cessione di Npl unsecured». 

Sorprende invece il fatto che “il Legislatore” propone di estendere la normativa dei crediti in sofferenza anche ad altri soggetti abilitati a concedere finanziamenti, ma sempre Bellone replica. “Una formulazione così ampia rischia di ricomprendervi anche i fondi di credito, i quali viceversa dovrebbero essere esclusi dal perimetro della normativa. la Direttiva si applica esclusivamente a finanziatori bancari”

Si parla inoltre di realizzare un mercato unificato dei “servicer” con uno specifico “passaporto europeo” e la costituzione di un nuovo albo dei “Gestori di crediti in sofferenza” vigilato da Banca d’Italia, a cui potranno iscriversi non soltanto le società autorizzate in Italia, ma anche quelle europee che operano su base transfrontaliera. 

Bellone afferma: “Un mutuo riconoscimento circoscritto ai crediti in sofferenza  è limitante sia per gestori italiani che vogliano svolgere attività di servicing in altri paesi, sia per quelli europei che intendano operare nel nostro».

A breve vedremo i risultati di tale iniziativa!

A cura di Pier Luigi Cignoli – Foto ImagoEconomica 

(fonte: Sole 24 ore – M. Cellino – Wikipedia)

Editorialista Pier Luigi Cignoli

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