A quarant’anni dalla morte di Alfredino Rampi, caduto in un pozzo artesiano a Vermicino in provincia di Frascati, rimbombano ancora le parole della madre Franca Bizzarri: “In Italia manca ancora a livello diffuso la cultura della prevenzione”.

La tragedia di Alfredino rimane anche a distanza di 40 anni, per molti italiani incollati davanti al televisore per seguire i tentativi di salvataggio del piccolo immerso nel fango, una visione reale e mai dimenticata nel trascorrere del tempo. Anzi quando la Rai decise di interrompere la diretta, l’azienda fu subissata di proteste e decise di ristabilire il collegamento, ma non poté raccontare il sospirato lieto fine ma il triste epilogo di un bambino che aveva compiuto 6 anni.

“Anche se in realtà Franca Rampi – ricorda Biondo – davanti a quelle telecamere non accettò di esibire il proprio dolore e proprio per questo fu trattata male da una certa stampa conformista dell’epoca. Reagì al dolore con grande forza: fece subito un appello per mobilitarsi come cittadini e istituzioni, fondò dopo poco l’associazione a nome del figlio perché nessuna mamma dovesse vivere il dramma che aveva vissuto lei.

Fu l’unica diretta di tre giorni che raccontò davvero la realtà: in cui si vide la confusione, la disorganizzazione, la pressione psicologica sui soccorritori e il paese ne rimase traumatizzato. Fu davvero un racconto della realtà, mentre i reality oggi sono solo finzione.

Se sul versante della prevenzione c’è ancora molto da lavorare, su quello dei soccorsi “al contrario si sono fatti passi da gigante – sottolinea lo psicanalista – e in Italia dopo 40 anni è cambiato tanto e al tempo stesso grazie a Vermicino. Tutto quello che all’epoca è mancato e che purtroppo, forse, ha generato anche il fallimento del salvataggio di Alfredino è migliorato. Abbiamo imparato che c’era bisogno di un sistema organizzato di soccorsi, un coordinamento tra soccorritori che a Vermicino non c’era”.

A cura di Elena Giulianelli – Foto Ansa

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