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LA STORIA DI SAN PATRIGNANO

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La comunità di San Patrignano è una comunità di recupero di tossicodipendenti d’Italia. Fu fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli, prese il nome dalla strada del comune di Coriano in provincia di Rimini dove ha sede.

Muccioli si era interessato insieme ad alcuni amici alla parapsicologia e allo spiritismo, creando il gruppo del “Cenacolo” (nel quale lo stesso Muccioli ricopriva il ruolo di medium), dedito all’assistenza dei malati e alla medicina naturale.

Il gruppo si avvicina così direttamente alle problematiche del disagio e dell’emarginazione.

Nell’Italia degli anni Settanta questo voleva dire soprattutto tossicodipendenza, un problema di fronte al quale non esistevano all’epoca risposte concrete ed efficaci. Nel 1978 viene costituita la cooperativa di San Patrignano che ha come suo obiettivo principale quella di fornire assistenza gratuita ai tossicodipendenti e agli emarginati.

Intorno agli anni ’80 Muccioli e i familiari rinunciano parzialmente alle loro proprietà e ai diritti ereditari, donandoli alla Fondazione San Patrignano. Da quel giorno, la comunità, per espressa scelta di Vincenzo Muccioli, appartiene a tutti coloro che vi operano e vivono o che ad essa si rivolgono in cerca di sostegno e di aiuto. Lo scopo era di creare un luogo dove la qualità del rapporto e delle relazioni fra le persone riproducesse la profondità e l’intensità di un vero nucleo familiare.

Quella di San Patrignano è però una storia costellata di delitti.

Nel corso della sua vita, Vincenzo Muccioli ha dovuto affrontare due processi. Il primo ebbe inizio col rinvio a giudizio il 10 dicembre 1983 e terminò con la condanna il 16 febbraio 1985, per sequestro di persona e maltrattamenti per avere incatenato alcuni giovani della comunità.
Il secondo, nel 1994, ha portato a una condanna a otto mesi di carcere per favoreggiamento e a un’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo per l’assassinio, avvenuto in comunità, di Roberto Maranzano.

Muccioli è stato accusato di favoreggiamento e condannato a 8 mesi di carcere.

Vennero pure allo scoperto alcuni suicidi, come quelli di Natalia Berla e Gabriele De Paola, avvenuti nella primavera dell’89 e quello di Fioralba Petrucci, risalente al giugno 1992. Tutte e tre le persone si sono suicidate mentre si trovavano in clausura punitiva all’interno della comunità, gettandosi dalle finestre delle stanze in cui erano chiuse.

Oggi San Patrignano è: Cooperativa sociale; Società agricola; Associazione scuola e formazione; Associazione polisportiva. La comunità offre ai ragazzi di imparare una professione. Attraverso il lavoro quotidiano ogni persona può mettersi in gioco affrontando i propri limiti e scoprendo o ritrovando le proprie potenzialità.

Ogni anno si svolgono a San Patrignano campionati interni di calcio, di basket e di volley, per un totale di circa 100 partite e 190 ore di allenamento per disciplina. La comunità presenta una squadra di calcio che partecipa al campionato di seconda categoria, una di basket che prende parte alla prima divisione e una di pallavolo che partecipa al torneo Csi.

Il figlio del fondatore, secondo indiscrezioni, è stato costretto a dimettersi. Pena: gli sarebbero stati tolti i finanziamenti. Una vera e propria congiura, che lui stesso in un lungo post su Facebook, ha raccontato: “Moratti, Gianmarco e Letizia, mi avrebbero tolto i finanziamenti se non non avessi mollato le redini della struttura”.

 

A cura di Aurora Castro

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