Sono trascorsi trentotto lunghi anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi. Anni coperti da misteri, intrighi, depistaggi e false testimonianze che hanno segnato le tappe di una vicenda intricata e spigolosa. La verità, nonostante la ricerca affannosa dei suoi familiari, sembra ancora un miraggio lontano, sepolta sotto una pila di dossier archiviati chissà dove, celata sotto un velo di omertà instancabile.

Oggi, come allora, la domanda resta sempre una e una soltanto: cosa è accaduto a Emanuela? Il caso della sparizione di Emanuela Orlandi, nata a Roma il 14 gennaio 1968, rappresenta un fatto di cronaca nera largamente datato, ma sulle cui trame non sembra ancora potersi spegnere la luce dei sospetti. L’episodio risale al 22 giugno 1983; la vittima, una cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, scomparve in circostanze misteriose all’età di quindici anni. Ciò che all’inizio poteva sembrare la “solita” sparizione di un’adolescente, magari per via di un allontanamento volontario da casa, divenne presto uno dei casi più oscuri della storia che vide coinvolti oltre allo Stato Italiano e a quello Vaticano, anche l’Istituto per le Opere di Religione, la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e addirittura i servizi segreti.

Una vicenda per certi aspetti cupa e indecifrabile, a tutt’oggi non ancora risolta. Alla scomparsa di Emanuela Orlandi fu connessa la sparizione di un’altra adolescente avvenuta sempre nella capitale, di nome Mirella Gregori, scomparsa quarantacinque giorni prima e anche lei mai più ritrovata. Emanuela frequentava una scuola romana di musica in piazza Sant’Apollinare. Il giorno della scomparsa, nel tragitto che collega il Vaticano all’istituto, s’imbatté in uno sconosciuto, alla guida di una berlina verde, che le propose di assumerla in maniera provvisoria nel settore del marketing cosmetico, attività da svolgere durante una sfilata di moda e pagata 375.000 lire, l’equivalente di uno stipendio di allora.

La 15enne, prima di accettare, disse che avrebbe dovuto chiedere il permesso ai genitori. Verso le 19.00, dopo essere uscita in anticipo dalla lezione, Emanuela Orlandi telefonò a casa per riferire la proposta ricevuta. La sorella le intimò di diffidare di un così allettante progetto, e di tornare quanto prima a casa per discuterne nel dettaglio con la madre. Fu questo l’ultimo contatto di Emanuela con la famiglia. Quello che all’inizio poteva sembrare un comune allontanamento volontario da casa di un’adolescente, divenne presto un altro caso di cronaca nera internazionale che coinvolse lo Stato Italiano, lo Stato Vaticano, lo IOR, la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i Servizi Segreti di diversi Paesi.

Tra le ipotesi valutate nel corso delle indagini, emersero anche presunti collegamenti con il caso Calvi, con l’attentato a Giovanni Paolo II, oltre alla pista legata alla pedofilia. La reale natura dell’evento non è mai stata definita. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Ansa

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui