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LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Il governo, attraverso il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, alla ripresa dei lavori in Aula dopo la Conferenza dei capigruppo ha posto la fiducia alla Camera sulla riforma della giustizia. La dichiarazione di D’Incà è stata rumorosamente contestata da alcuni deputati della componente di Alternativa c’é che hanno anche occupato i banchi del governo. Si è conclusa così in aula alla Camera la discussione generale sul disegno di legge di riforma del processo penale.

Due voti di fiducia sulla riforma della giustizia sono previsti domani alla Camera a partire dalle 22.30. Le due “chiame” inizieranno dopo le 24 ore previste dal regolamento, intorno alle 22.30 di domani. Le dichiarazioni di voto avranno inizio alle 20.45.

Martedì si voteranno gli ordini del giorno a partire dalle 9. Quindi il voto finale sul provvedimento, che poi dovrà passare all’esame del Senato.

I principi della riforma della Giustizia sono condivisibili, ma per raggiungere gli obiettivi, garantendo la non impunità e mettendo al sicuro i processi incorso, non basta una legge, servono più risorse. Lo sottolinea a Repubblica David Ermini, vicepresidente del Csm, che invita a passare “dall’astrattezza delle norme a concreti investimenti e misure organizzative”. I fondi Recovery possono bastare per il contingente, riflette, ma va mantenuto l’impegno di destinare una parte significativa del Pil alla giustizia. E avverte: “Dico subito che se le cose dovessero andare male non si potrà gettare la responsabilità sulla magistratura”.

A cura di Elisabetta Turci – Foto Imagoeconomica

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