Il 2022 è l’anno nel quale ricorre sia il quarantennale della nascita del Dipartimento della Protezione civile, sia i trent’anni dell’istituzione del Servizio nazionale di Protezione civile. Infine, il decennale della legge che ha modificato e integrato la legge istitutiva del Servizio. Questa è l’occasione per tentare di ripercorrere le vicende che hanno portato alla sua nascita.

Cinque anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, il Governo, su proposta del ministro dell’Interno Mario Scelba, presentava il 14 ottobre 1950, il disegno di legge sulla Protezione della popolazione civile in caso di guerra e di calamità (difesa civile). Il 26 novembre 1956, con decreto del Presidente del Consiglio, fu costituito Il Comitato Interministeriale per la Protezione Civile, con il compito di coordinare gli interventi delle singole amministrazioni statali.

Nel 1982 fu disciplinata la struttura della Presidenza del Consiglio. Nell’ordinare il gabinetto di Presidenza in uffici fu istituito il Dipartimento per la Protezione civile, al quale fu posto a capo un ministro senza portafoglio. Nell’occasione fu scelto il democratico Giuseppe Zamberletti. Pur essendo parte della difesa, la protezione civile se ne distingue attenendo, infatti, alla protezione, al soccorso, all’assistenza della popolazione, alla tutela e al recupero dei beni a fronte di calamità naturali o causate dall’uomo.

La legge del 1992 rappresenta un momento di passaggio tra la fase accentrata e quella decentrata. Le competenze operative restano in capo all’Amministrazione centrale e periferica dello Stato ma per la prima volta aumenta notevolmente il peso degli enti territoriali. Con il decreto legislativo del 1999 fu istituita l’Agenzia di Protezione civile e l’intero assetto rivoluzionato. Al vertice del sistema furono collocati il ministro dell’Interno, con funzioni d’indirizzo politico-amministrativo e di controllo, e l’Agenzia di Protezione civile con compiti tecnico-operativi e scientifici.

La legge del 2012 parla, per la prima volta, di allertamento, di pianificazione, di emergenza, di formazione, di diffusione della cultura di protezione civile, di applicazione della normativa tecnica e di esercitazioni. Il nuovo codice punta alla semplificazione e lo fa attraverso la consapevolezza che il mondo di oggi è sempre più complicato e che quindi anche la normativa in materia di protezione civile deve tenerne conto. Il codice introduce il principio della partecipazione dei cittadini finalizzata alla maggiore consapevolezza dei rischi e alla crescita della capacità di ripresa delle comunità.

Tale partecipazione può realizzarsi in vari ambiti, dalla formazione professionale, alla pianificazione di protezione civile e attraverso l’adesione al volontariato di settore. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

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