Nel cuore della Basilicata, una delle città più belle e antiche al mondo, talmente bella da diventare il set cinematografico naturale voluto da registi come Mel Gibson in “The Passion”, Pier Paolo Pasolini ne “Il Vangelo Secondo Matteo”, Cyrus Nowrasteh, in “Christ The Lord: Out of Egypt”, Timur Dekmambetov nel remake di “Ben-Hur” e Cary Fukunaga nel sequel di 007 “No time to die”.

Parliamo di Matera, nota come “la città dei Sassi“, capace di sbalordire il visitatore in qualunque ora del giorno, anche se la notte, sapientemente illuminata da luci e lanterne, diventa un gigantesco presepe a cielo aperto, dove si apprezza ancor di più una serie unica di elementi che si sono stratificati nel tempo, dai complessi rupestri scavati dall’uomo, alle chiese rupestri, aree di sepoltura, che si alternano continuamente con fabbricati di tutte le diverse ere dell’ultimo millennio, medioevo, rinascimento, barocco fino all’epoca moderna. Un susseguirsi ininterrotto e colorato di grotte, chiese, vicinati, scalinate, ballatoi, giardini e orti tutti incastonati l’uno nell’altro a formare un luogo unico e magico.

I Sassi di Matera, sono antichi ambienti rupestri scavati nella roccia sopra la Gravina, abitati fin dalla preistoria. Simboleggiano le origini contadine ed agricole della città ed oggi, sono uno delle testimonianze più incredibili del mondo.

Intorno agli anni ’50 furono definiti “vergogna nazionale” diventando una zona deserta ai margini della nuova città, ma la tenacia dei giovani di quel periodo che si resero protagonisti di una straordinaria azione di recupero,  riportò i Sassi all’antico splendore, entrando anche a far parte del patrimonio Unesco.

Magìa allo stato puro che si rinnova ad ogni calar del sole, con le luci che lentamente colorano ogni squarcio, ogni via, ogni scalinata. Gli antichi rioni, dove non è difficile rivivere le scene del passato, ospitano oggi abitazioni, ristoranti ed altre strutture ricettive, pur mantenendo intatto il loro fascino di città scavata nella roccia calcarenitica.

Suggeribile la primavera, come testimoniano queste immagini, dove oltre al clima mite, il silenzio irreale aiuta ad immaginare le scene di vita vissuta nel corso dei secoli.

articolo e reportage fotografico a cura di Franco Buttaro

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