GINO STRADA

Calabria, sistema sanitario allo sbando. 

Dopo il balletto dei Dpcm e quello delle zone gialle-arancioni-rosse, ecco che adesso il posto di commissario – nella regione con la sanità peggiore d’Italia – è diventato un’ennesima prova che la gestione della pandemia in Italia è allo sbando. Ci stiamo avvicinando alla fine di quest’anno “maledetto” che sembra non finire mai e comprensibilmente siamo devastati. Infatti, il primo gennaio non diremo buon 2021 ma vaffa al 2020. Sia noi comuni cittadini che abbiamo passato diversi mesi tra quattro mura terrorizzati dal contagio, sia il governo che ormai sembra un pugile suonato messo sempre più spesso all’angolo. L’ultimo caso che sta tenendo banco in questo periodo è quello della sanità in Calabria. I posti letto ospedalieri sono diminuiti, così come il personale medico.

L’assessorato regionale alla Salute è stato commissariato da più di dieci anni e l’azienda sanitaria di Reggio Calabria è stata sciolta nel 2019 per infiltrazioni della criminalità organizzata. Insomma una situazione disastrosa da molto tempo che è puntualmente esplosa con l’arrivo della pandemia e così, con un numero basso di contagi, ricoverati in terapia intensiva e morti per Covid-19, la Calabria è diventata da subito zona rosso sangue. Invece di aprire un dibattito che si occupi finalmente delle cause strutturali di questa situazione, però, a tenere banco in questi giorni è la questione dei commissari della Sanità per la Calabria.

Al plurale perché in pochi giorni se ne sono già alternati tre e mezzo, in un giro di valzer che non solo non serve a nulla e fa perdere tempo prezioso per affrontare l’emergenza, ma solleva anche dubbi sulle qualità dei personaggi scelti, su chi li ha scelti e in generale sulla lucidità del governo. 
In breve: una decina di giorni fa il commissario alla Sanità per la Calabria Saverio Cotticelli dichiara pubblicamente di non sapere che doveva essere lui a fare il piano Covid della regione. Conte ne chiede la sostituzione e Cotticelli si dimette. 
Al suo posto arriva Giuseppe Zuccatelli.

Nel giro di poche ore dalla sua nomina inizia a circolare un video che diventa virale, risalente ad alcuni mesi prima, in cui afferma che le mascherine contro il coronavirus non servono a nulla. Tre giorni dopo Zuccatelli si dimette. Nel frattempo fa sapere di essere positivo al coronavirus e di essere in quarantena. Poi è nominato Eugenio Gaudio, terzo commissario alla Sanità per la Calabria. Nel frattempo il governo colleziona una figuraccia con Gino Strada, il quale avrebbe dovuto operare in tandem con Gaudio alla guida della sanità calabrese.

Strada smentisce, spiegando che pur disponibile occorrerebbe prima definire i termini dell’incarico. Anche Gaudio dura poco, a sole ventiquattro ore dalla sua nomina si dimette per non meglio definiti motivi familiari. Insomma, nel giro di dieci giorni al primo posto della Sanità calabrese – la regione che avrebbe più bisogno di una rivoluzione nella gestione della salute e dove potenzialmente la pandemia potrebbe avere degli effetti devastanti – s’intravedono degli “ectoplasmi” nominati dal governo che non fanno neppure in tempo a scaldare la poltrona. Dopo il balletto dei Dpcm e quello del colore delle zone, oggi assistiamo al balletto dei commissari alla Sanità calabrese.

Altra dimostrazione che la gestione della pandemia è tuttora lasciata nelle mani del Signore.

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

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