Per i britannici sono le Isole Falkland con capitale Port Stanley, per l’Argentina sono invece le Malvinas con capitale Puerto Argentino. L’arcipelago è Territorio d’Oltremare del Regno Unito che dal 1833 vi ha aperto una base navale e quattro anni dopo un ufficio di amministrazione coloniale.

Per le Nazioni Unite quello delle Falkland-Malvinas è un territorio “non autonomo” amministrato dal Regno Unito e la cui sovranità è rivendicata dallo stato argentino.
È incluso tra i 17 territori nell’elenco dei territori non autonomi sotto la supervisione del Comitato speciale delle Nazioni Unite sulla decolonizzazione. La situazione dell’arcipelago viene esaminata annualmente dal comitato dal 1965 con un invito alle parti a trovare una soluzione pacifica della disputa.

Sono passati 40 anni da quando il 2 aprile 1982 l’esercito argentino sbarcò sulle minuscole isole con l’idea di recuperare il territorio. Iniziò un conflitto – a 12mila chilometri di distanza da Londra e a 400 chilometri dalle coste argentine – durato 75 giorni. Morirono 900 persone: 649 militari argentini, 255 britannici e tre civili.

Dopo diverse settimane di intensi combattimenti, le forze argentine si arresero il 14 giugno 1982, una data che da allora è conosciuta nelle Isole Falkland come Giornata della Liberazione, ed è una festa nazionale.

Al momento del conflitto, l’Argentina era governata da una dittatura militare. La guerra portò dissenso e proteste, avviandola alla caduta definitiva, mentre un’ondata di patriottismo si diffuse nel Regno Unito, ridando forza al governo del primo ministro Margaret Thatcher.

L’Argentina rivendica ancora le isole dell’Atlantico meridionale. La Gran Bretagna dice che le Falkland sono una Entità di governo sotto la sua protezione. Dopo decenni di tese relazioni transatlantiche, i rapporti tra i due Paesi sono migliorati: è stato anche firmato un accordo per riesumare e identificare i resti di dozzine di soldati argentini, ma l’atmosfera resta pesante.

Alla vigilia dell’anniversario il presidente dell’Argentina, Alberto Fernandez, ha denunciato che il Regno Unito non solo non è disposto a dialogare sulla sovranità delle isole Falkland-Malvinas ma che avanza nello sfruttamento di risorse naturali che, ha dichiarato in un’intervista alla Bbc, appartengono al suo Paese. “Il nostro reclamo non è per la questione economica ma è chiaro che nelle Malvinas ci sono ricchezze e quelle ricchezze le perde l’Argentina e le sfrutta l’Inghilterra”.

A Buenos Aires si è tenuta una veglia per commemorare i caduti.

All’Imperial War Museum di Londra una mostra rievoca quei giorni con fotografie dell’epoca, scritti e disegni. Ma anche testimonianze dirette: “La cosa che mi ha più colpito è stato il freddo – racconta Paul Haley, fotografo di guerra – le condizioni di vita erano davvero difficili. Non si dormiva in hotel, ma dove capitava, per terra, con un sacco a pelo prestato dall’esercito”. “Il Regno Unito aveva bisogno della guerra – ricorda l’ex parà Mike Carr – A quell’epoca la Gran Bretagna aveva molte difficoltà, di politica ed economia. E quell’azione ha provato che il Regno Unito poteva inviare dei militari e vincere.

A cura di Marcella Tonelli – Foto Getty Image

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