La CPI cos’è e cosa rappresenta?
La Corte Penale Internazionale – (International Criminal Court – ICC, Cour pénale internationale – CPI) è un tribunale per crimini internazionali che ha sede a l’Aia nei Paesi Bassi.
La sua competenza è limitata ai crimini più seri che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il “genocidio – i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra” i cosiddetti crimina iuris gentium, e di recente anche il crimine di aggressione (art. 5, par. 1, Statuto di Roma).
La Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli Stati, dunque può intervenire se e solo se gli Stati non possono (o non vogliono) agire per punire crimini internazionali.
La Corte penale internazionale non è un organo dell’ONU ma non va confusa con la Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite anch’essa con sede all’Aia. Ha però alcuni legami con le Nazioni Unite: ad esempio il Consiglio di sicurezza ha il potere di deferire alla Corte situazioni che altrimenti non sarebbero sotto la sua giurisdizione (art. 13(b), Statuto di Roma). E’ bene e doveroso comunque precisare che il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite non è un organo della Corte penale internazionale, seppure ha limitati poteri di attivazione e sospensione temporanea dell’attività investigativa della Corte.
Il Cds può, con la medesima procedura di qualunque Stato Parte: segnalare al procuratore l’opportunità di indagare su determinati fatti (situations) mediante lo strumento della segnalazione delle situazioni (referral of situations); può chiedere, senza poter esercitare alcun veto, alla Camera per il processo preliminare (Pre-Trial Chamber) di sospendere temporaneamente una procedura di istruttoria, se questa appare intralciare la sua azione per la pace e la sicurezza interna; può intervenire in mancanza di collaborazione con gli Stati.
Le origini della Corte penale internazionale sono da far risalire al periodo della 2da guerra mondiale, quando vennero istituiti dei tribunali militari internazionali. Il primo fu chiamato a giudicare i capi nazisti nel Processo di Norimberga, mentre il secondo era quello del Processo di Tokyo. Come tribunali militari, la loro competenza giurisdizionale si limitava ai crimini di guerra. Il Tribunale di Norimberga, durante gli anni, ha pronunciato diverse “sentenze”, ampliando l’ambito di giurisdizione inserendovi, oltre ai crimini di guerra, anche i “crimini contro l’umanità e contro la pace”.
La campagna per l’istituzione della Corte penale internazionale fu poi ripresa e rilanciata negli anni ’90 da una coalizione di 300 Organizzazioni non governative, tra le quali l’organizzazione “Non c’è pace senza giustizia” appartenente alla galassia radicale italiana.  
Contemporaneamente l’Assemblea generale dell’ONU varò il progetto di formulare un codice sui crimini e uno statuto per la Corte penale internazionale. Il 9 dicembre 1994 , l’Assemblea generale creava un apposito comitato preparatorio che riprese il progetto elaborato precedentemente dalla Commissione di diritto internazionale, approfondendone gli aspetti più controversi e sviluppandone i profili più complessi anche alla luce della codificazione dei crimini internazionali avvenuta negli statuti e successive modifiche dei primi tribunali ad hoc.
Le pressioni da parte dell’ONU di terminare il progetto di realizzazione, infatti, si fecero più pesanti durante il 1993-1994, proprio perché erano stati istituiti dei Tribunali ad hoc per la questione dell’ex Jugoslavia e del Ruanda.
Nel 1996, conclusi i lavori della commissione, l’Assemblea delle Nazioni Unite convocava a Roma una conferenza diplomatica dei plenipotenziari degli Stati per l’istituzione di una corte penale internazionale.
In esecuzione della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite 51/207 del 17 dicembre 1996, il progetto finale (la cui redazione si protrasse sino al 3 aprile 1998) fu rimesso a una conferenza diplomatica di plenipotenziari, convocati a Roma – nella sede della FAO all’Aventino – dal 15 giugno al 17 luglio 1998. Dopo intense discussioni (cui contribuirono anche molteplici organizzazioni non governative che avevano sostenuto la campagna d’opinione pubblica per la giurisdizione universale sui crimini internazionali), la Conferenza si concludeva con l’approvazione dello Statuto con 120 voti favorevoli, 7 contrari, 21 astenuti, e con la firma dell’Atto finale, aperto a tutte le delegazioni partecipanti (160).Le progressive ratifiche dello statuto hanno consentito di raggiungere il quorum fissato dall’art. 126 (60 ratifiche) quattro anni dopo la conferenza di Roma: in virtù di questa norma il testo è quindi entrato in vigore il 1º luglio del 2002.
La Corte ha iniziato le proprie attività nel 2002 con un piccolo gruppo di quattro persone, detto advanced team che aveva il compito di renderla operativa, si è poi ampliata a uno staff non superiore alle trenta unità, che lavoravano negli ex uffici della compagnia telefonica olandese KPN con altre organizzazioni internazionali e con distaccamenti del Ministero olandese.
Il primo nucleo operativo è stato dapprima ampliato con l’elezione dei diciotto giudici, la nomina del presidente Philippe Kirsch e del cancelliere Bruno Cathala, che aveva guidato l’advanced team a partire dall’estate del 2002, e successivamente con l’elezione del procuratore capoLuis Moreno-Ocampo (cui è succeduta, nella funzione, Fatou Bensouda).
Il 13 settembre 2004 le è stato riconosciuto lo “status di osservatore” dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il primo imputato di questo organo giudiziario è stato il congolese Thomas Lubanga il cui processo è iniziato il 26 gennaio del 2009.
Ricordiamo che i processi in corso riguardano i presunti responsabili dei “presunti crimini” commessi nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centroafricana, in Uganda, nel Darfur (Sudan) e più di recente in Kenya, in Libia, in Costa d’Avorio, in Mali, In Georgie e in Burundi.
Lo Statuto di Roma, della Corte penale internazionale è stato stipulato il 17 luglio del 1998 e definisce in dettaglio la giurisdizione e il funzionamento della Corte. Lo Statuto è entrato in vigore il 1º luglio 2002 dopo la ratifica da parte del sessantesimo Stato aderente.
Gli Stati Parte sono 124 (ottobre 2023), ben più della metà dei 193 Stati membri dell’ONU.
La CPI ha giurisdizione sovranazionale e può processare individui (non Stati) responsabili di “crimini di guerra – genocidio – crimini conto l’umanità – crimini di aggressione” commessi sul territorio e/o da parte di uno o più residenti di uno Stato Parte, nel caso in cui lo Stato in questione non abbia le capacità o la volontà di procedere in base alle leggi di quello Stato e in armonia con il diritto internazionale.
La giurisdizione della Corte si esercita nel caso di crimini commessi sul territorio di uno Stato Parte o da un cittadino di uno Stato Parte. Ne consegue che anche i crimini commessi sul territorio di uno Stato parte, da parte di un cittadino di uno Stato non parte, rientrano nella giurisdizione della Corte.
Uno Stato “non parte” non è tenuto a estradare propri cittadini che abbiano commesso tali crimini in un Paese parte e al giorno d’oggi non esistono mezzi di coercizione internazionali per spingere gli Stati non parte a cedere alle richieste della Corte internazionale; il problema, tuttora aperto, è semmai l’esistenza di trattati internazionali (detti SOFA) che attribuiscono immunità a soldati di uno Stato non parte quando sono sul territorio di uno Stato parte.
I paesi che aderiscono allo Statuto di Roma sono 124 (ottobre 2023). Altri 32 paesi hanno firmato ma non ratificato il trattato. Fra questi “Israele – Russia – USA – Sudan” hanno dichiarato di non avere intenzione di ratificarlo.
Tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, hanno aderito alla Corte penale internazionale Francia e Regno Unito, mentre non hanno aderito: USA – Cina – Russia.
Una ricaduta sulle adesioni già accordate si è avuta a seguito delle iniziative di sostegno, anche in sede di Unione Africana, agli inquisiti posti ai vertici degli Stati sudanese e keniota, oggetto di indagini da parte della Corte nella prima metà del secondo decennio del XXI secolo. Infatti, si è registrato il fenomeno delle proteste degli Stati africani, in merito ad un presunto accanimento della Corte contro il continente e le sue prassi di gestione politica: anche alla luce di ciò, nel 2016 il Burundi, il Sudafrica e il Gambia hanno annunciato la volontà di recedere dallo Statuto di Roma per negare giurisdizione alla Corte sul loro territorio, ma solo il Burundi, nell’ottobre 2017, ha confermato la decisione di lasciare la Corte.
Si ricorda che l’Ucraina ha sottoscritto lo Statuto di Roma, ma non ha mai ultimato le procedure di ratifica per difficoltà interne di ordine costituzionale. Tuttavia, pur non essendo ancora diventato uno Stato Parte, ha accettato ufficialmente per due volte la giurisdizione della Corte ai sensi dell’art. 12, comma 3, dapprima solo per crimini compiuti nel periodo dal 21 novembre 2013 al 22 febbraio 2014, poi anche per il periodo successivo indefinitamente.
Gli organi della Corte penale internazionale sono quattro:
Presidenza – Divisioni – Ufficio del Procuratore – Cancelleria.
A cura di Pier Luigi Cignoli – Foto Imagoeconomica
Editorialista Pier Luigi Cignoli

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