Giro di vite del governo cinese nei confronti della religione cattolica e, in particolare, della diffusione della Bibbia. Da ieri, infatti, è stata vietata la vendita online delle Sacre Scritture e nessun sito di e-commerce le possono vendere a clienti cinesi.

Che si vada su JD.com, Taobao o Amazon, infatti, alla ricerca della Bibbia appare una pagina vuota. Insomma, tranne che nelle librerie religiose autorizzate, da nessuna parte si può acquistare la Bibbia in Cina. Ma questa decisione del governo presieduto da Xi Jinping è solo l’ultimo scontro tra il regime comunista cinese e la Chiesa cattolica.

Secondo le fonti ufficiali, la Chiesa cattolica in Cina è formata da circa 4 milioni di fedeli. Il dato riguarda gli aderenti all’Associazione patriottica cattolica cinese, la sola Chiesa cattolica riconosciuta dal governo. Il governo cinese chiede infatti ai cattolici di non riconoscere l’autorità del Papa e di affermare il primato dello Stato sulla propria aderenza confessionale. Secondo la “Laogai Research Foundation” e altre organizzazioni estere, però, i fedeli della chiesa cattolica detta sotterranea (perché ufficialmente bandita) raggiungerebbero la cifra di 16 milioni.

Già durante la guerra civile (1946 – 49), i comunisti avevano compiuto atti di violenza verso la Chiesa cattolica. Nel 1949, l’anno della presa del potere dei comunisti guidati da Mao Ze Dong, i cattolici in Cina sono circa 3,5 milioni, i sacerdoti 5.788 (di cui 2.698 cinesi), le suore 7.463 (di cui 5.112 cinesi), i frati 840. Nel Paese ci sono oltre 300 seminari.

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