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LA CINA RALLENTA LA CRESCITA

La Cina chiude il secondo trimestre del 2019 con un Pil in rialzo annuo del 6,2%, al passo più lento degli ultimi 27 anni, in linea con le attese dei mercati: il dato, inferiore del 6,4% di gennaio-marzo, sconta la debolezza dell’economia globale e della guerra commerciale con gli Usa. Su base congiunturale l’aumento è dell’1,6%, meglio dell’1,4% del primo trimestre e dell’1,5% stimato.

Nei primi 6 mesi, secondo l’ufficio nazionale di statistica, la crescita è stata del 6,3%, nella forchetta del 6-6,5% fissata per il 2019 da Pechino. “Le condizioni economiche restano ancora gravi sul fronte sia interno sia esterno, con la crescita globale in rallentamento, e le instabilità e le incertezze esterne in aumento”, ha notato il portavoce dell’ufficio nazionale di statistica Mao Shengyong, per il quale sull’economia pendono “nuove pressioni al ribasso”.

Malgrado il maxi taglio fiscale e le altre misure addizionali a sostegno della crescita, il Pil ha risentito del rallentamento domestico e del domanda in affanno dall’estero (+0,1% l’export nei primi 6 mesi), in un contesto appesantito dalla guerra dei dazi con il principale partner commerciale, gli Usa. Tuttavia, “ci sono ancora ampi margini per le politiche da attuare”, ha aggiunto Mao, quando tra gli analisti è diffusa l’opinione di ulteriori della banca centrale dopo l’allentamento monetario finalizzato col taglio delle riserve obbligatorie già annunciato nelle scorse settimane delle banche piccole e medie.

In difficoltà resta il settore dell’auto con le vendite in calo del 12,4% annuo nella prima metà del 2019, secondo i dati della China Association of Automobile Manufacturers (Caam). Gli investimenti in infrastrutture hanno subito un brusco rallentamento dopo anni di espansione di circa il 20%, frenando al 4,1% a gennaio-giugno 2019. L’import di giugno si è contratto del 7,3% e l’export dell’1,3%, mentre la disoccupazione nelle aree urbane è risalita al 5,1%.

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