Può una lupa restare senza i suoi lupacchiotti? Ovvero, può esserci la Roma senza Francesco Totti e Daniele De Rossi?
Per rispondere bisogna partire da cos’è la Roma oggi, ovvero: un Padrone americano, James Pallotta, che in America vive e lavora; un factotum e uomo del Presidente, Franco Baldini, che vive e lavora a Londra; un DS in pectore, Gianluca Petrachi, che in realtà è ancora sotto contratto con il Torino; un neo allenatore, il portoghese Fonseca, che sarà anche un fenomeno, ma arriva dal campionato ucraino, dove vincere tre Scudetti e tre Coppe nazionali non è proprio come averlo fatto in Spagna o Inghilterra!
E la romanità? Quella era, fino all’altro ieri, Daniele De Rossi; quella potrebbe essere, fino alla prossima settimana, Francesco Totti, salvo che il “Pupone” accetti il ruolo da Direttore Tecnico propostogli da Pallotta, ma farlo adesso, quando cioè le decisioni “tecniche” sono state prese che senso avrebbe? Specie se si vuole essere operativi, come da ambizioni di Francesco, e non quello che fa vetrina e ci mette (deve metterci) la faccia nei momenti bui, che a Roma sono ultimamente abbastanza frequenti?
Qualcuno obietterà che la stagione appena conclusa è stata negativa, con grandi colpe (anche) dei “vecchi” dello spogliatoio, con De Rossi a capo della “congiura” che ha portato all’esonero di Eusebio Di Francesco, all’addio del DS Monchi ed alla mancata qualifica alla Champions League, ma seppur ci possa essere una buona dose di verità nella ricostruzione delle negatività giallorosse, questo non esclude che la Società (definirla “distante” non credo sia eufemistico) abbia operato in maniera superficiale quando non, negativa.
Davvero Francesco Totti può essere il DT della Roma? E allora perché le decisioni “tecniche” sono state prese tutte senza il suo parere? Certo i pessimi rapporti tra lui e Baldini sono il segreto di Pulcinella, ma è evidente che la considerazione nei suoi confronti non è scarsa solo da parte del “londinese” consulente di Pallotta.
Francesco è stato un problema sul finire della carriera e adesso continua ad essere un problema, perché piaccia o no, lui “E'” la Roma ed il popolo giallorosso si rispecchia in lui, come lo faceva in De Rossi, e per capirlo basta rivedere cos’era l’Olimpico il giorno dell’addio di Capitan Futuro.
Credo, da distante e da osservatore, che non ci sia, non solo in Italia, altra piazza calcistica dove il legame con alcuni personaggi sia così stretto, così intenso, come alla Roma, anche se questo amore finisce per non avere solo aspetti positivi, perché la carriera di un calciatore prima o poi finisce e, non sempre, un grande calciatore riesce ad essere un grande dirigente, anzi.
Certo la situazione è davvero ingarbugliata ed un’uscita di Francesco Totti sarebbe motivo di ulteriori problemi da parte di una tifoseria che non ci sta a perdere contemporaneamente i propri simboli più amati, specie mentre le decisioni vengono prese in America ed a Londra; è un momento davvero delicato per la Roma e la nuova stagione è ancora troppo distante perché siano eventualmente i risultati (positivi ovviamente) a poter calmare una piazza che minaccia di esplodere da un momento all’altro.
Meglio che Pallotta rifletta bene, magari con la sua testa invece che con quella di Baldini!.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani

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