Mare

Urge fare qualcosa al più presto per proteggere la biodiversità. Uno studio condotto dall’università canadese della Columbia Britannica, infatti, ha rivelato che solo il 4% delle acque dell’intero Pianeta ricade in un’area marina protetta e solo nello 0,5% c’è il divieto di pesca e d’estrazione di risorse dal sottosuolo.

Per far fronte a tale problema, le Nazioni Unite hanno adottato il Piano Strategico per la biodiversità che prevede di raggiungere la tutela del 10% delle aree marine mondiali entro il 2020. L’autrice dello studio, Lisa Boonzaier, ha affermato che “non si tratta solo di istituire nuove aree protette, ma di gestirle in modo adeguato e di estendere le zone dove è proibito il prelievo di petrolio e gas, così come di pesci, crostacei e alghe, in modo da raggiungere l’obiettivo di conservazione della biodiversità”.

Negli ultimi tempi ci sono stati diversi interventi atti a istituire nuove aree protette, a cominciare da quello portato avanti da Barack Obama che ha annunciato la creazione di due riserve in Maryland e in Wisconsin. Iniziative che arrivano anche come reazioni ai numerosi incidenti legati alle trivellazioni in mare aperto: l’ultimo caso è avvenuto il maggio scorso a largo delle coste californiane, quando 400mila litri di petrolio si sono riversati nell’oceano di fronte a Santa Barbara per la rottura di un oleodotto.

Sempre in quest’ultimo periodo il governo del Cile ha comunicato l’intenzione di creare la terza più grande area marina del mondo al largo dell’Isola di Pasqua, dove saranno vietate le trivellazioni e la pesca commerciale. A fine settembre, poi, è arrivato anche l’annuncio di un santuario oceanico di 620mila km quadrati nelle acque territoriali della Nuova Zelanda, mentre per l’Antartide è al vaglio in questi giorni la proposta di istituire quattro riserve marine.

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