Papa Francesco, celebra messa a Nur-Sultan, Kazakistan

Sono i momenti di stanchezza e di prova, nei quali non abbiamo più le forze per guardare in alto, verso Dio sono le situazioni di vita personale, ecclesiale e sociale in cui siamo morsi dal ‘serpente della sfiducia’, che inietta in noi i veleni della disillusione e dello sconforto, del pessimismo e della rassegnazione, chiudendoci nel nostro io, spegnendo l’entusiasmo“.

Queste le parole di papa Francesco durante la messa celebrata per la piccola comunità cattolica del Kazakistan e dove erano presenti anche gruppi di pellegrini provenienti dalla Russia e dal Kirghizistan. Un incontro di preghiera avvenuto dopo il suo intervento al settimo Congresso delle religioni in Kazakistan.

Guardare da vicino i momenti della nostra storia personale e comunitaria in cui è venuta meno la fiducia, nel Signore e tra di noi“. È l’invito rivolto da papa Francesco ai fedeli nella messa celebrata nel piazzale dell’Expo a Nur-Sultan, capitale del Kazakistan. “Quante volte, sfiduciati e insofferenti, ci siamo inariditi nei nostri deserti, perdendo di vista la meta del cammino! – ha affermato – Anche in questo grande Paese c’è il deserto che, mentre offre uno splendido paesaggio, ci parla di quella fatica, di quella aridità che a volte portiamo nel cuore“.

Il pontefice nel Ner- Sultan ha quindi continuato: “Ma nella storia di questa terra non sono mancati altri morsi dolorosi: penso ai serpenti brucianti della violenza, della persecuzione ateista, a un cammino a volte travagliato durante il quale è stata minacciatala libertà del popolo e ferita la sua dignità“.

Ci fa bene custodire il ricordo di quanto sofferto – ha proseguito – non bisogna ritagliare dalla memoria certe oscurità, altrimenti si può credere che siano acqua passata e che il cammino del bene sia delineato per sempre“.

No, la pace non è mai guadagnata una volta per tutte, va conquistata ogni giorno – ha avvertito Francesco – così come la convivenza tra etnie e tradizioni religiose diverse, lo sviluppo integrale, la giustizia sociale“.

A cura di Elisabetta Turci – Foto AP

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