L’onda lunga della gestione Andrea Agnelli continua a ripercuotere il club che in Italia ha vinto più di tutte le altre società sportive.

Nonostante la qualificazione di ieri sera ai quarti di Coppa Italia, dopo aver battuto 2-1 il Monza, la settimana della Juventus si è aperta in una difficile salita. Il procuratore della Figc, Giuseppe Chinè, ha chiesto nove punti di penalizzazione per le presunte plusvalenze fittizie dei bianconeri, durante l’udienza davanti alla Corte d’appello della Federazione che deve decidere se riaprire il processo sportivo o meno.

Chinè ha anche chiesto 16 mesi di inibizione per Andrea Agnelli, 20 e 10 giorni per Paratici, 10 mesi per Cherubini, 12 mesi per tutti gli altri consiglieri.  Collegato da remoto da Torino, per seguire l’udienza, c’è anche il nuovo presidente della Juventus, Gianluca Ferrero.

Con i legali del club bianconero partecipano il direttore sportivo Federico Cherubini e Fabio Paratici, ora dirigente del Tottenham. Oggi è soltanto il primo di molti giorni del giudizio che attendono la squadra nel 2023, tra giudici sportivi e ordinari. Data segnata in rosso è quella del 27 marzo, quando sarà il momento dell’udienza preliminare davanti al Gup di Torino.

Durante la scorsa primavera pareva che  il caso fosse finito con un nulla di fatto. I giudici avevano sostenuto in sostanza che i deferiti non avrebbero potuto essere sanzionati, in assenza di una norma che disciplini i criteri per l’attribuzione del ‘valore‘ dei calciatori. Il procuratore Giuseppe Chinè ha però aperto un’altra indagine sulla base di “numerosi nuovi indizi”, sulla base degli atti acquisiti nell’ambito dell’inchiesta “Prisma“.

Il giudice indaga sulle scritture private tra la Juve e i giocatori per presunti tagli fittizi degli stipendi, convinto di poter dimostrare come i bianconeri fossero il centro di un sistema che andava a truccare i bilanci con i trasferimenti di giocatori la cui valutazione sarebbe slegata dal loro reale valore sportivo. Così, è stata avanzata richiesta di revocazione della sentenza definitiva emessa lo scorso maggio dalla Corte d’appello federale. I bianconeri puntano a una dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Oppure al suo respingimento, sperando che venga appurata “non l’insussistenza” di qualsiasi illecito disciplinare e soprattutto “l’assenza di elementi nuovi sopravvenuti rilevanti per il giudizio rispetto alla decisione della Corte federale di appello e quindi la carenza dei presupposti dell’impugnazione“.

Simone Tripodi

Il Direttore Responsabile Simone Tripodi – Foto ImagoEconomica 

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