ANDREA PIRLO

L’eliminazione di Coppa della Juventus ha innescato un vero e proprio putiferio intorno al mondo bianconero, com’era ovvio prevedere, ma anche dentro allo stesso, perché è difficile pensare che l’ennesima brutta figura non abbia ripercussioni a tutti i livelli.

Al centro delle critiche sono finiti in molti, a partire dal Presidente, ai suoi collaboratori più vicini, Nedved e Paratici, naturalmente il mister e, per quanto riguarda la squadra, soprattutto Ronaldo, dal quale ci si aspettava oggettivamente molto di più e non solo nella doppia sfida ai suoi connazionali.

Nei momenti bui, di chiunque, a pagare per primo è solitamente l’allenatore, ma paragonare l’addio a Sarri della scorsa stagione risulta improponibile con l’attuale, anche perché il ritorno degli ottavi di Champions si giocò il 7 agosto (l’andata il 26 febbraio), dopo il nono Scudetto consecutivo in bacheca.

A pesare sulla decisione contribuirono più fattori, tra cui i cattivi rapporti squadra-allenatore e l’essere eliminati da una formazione non trascendentale come quella transalpina, oltretutto ferma da inizio marzo, per il blocco del campionato e con l’unica partita giocata nella finale di Coppa nazionale.

Quest’anno Campionato e Coppa Italia sono ancora da finire, con l’Atalanta da affrontare in finale di Coppa ed un distacco non incolmabile in Campionato, anche se difficile da recuperare, specie se non ci si compatterà tutti insieme velocemente.
Sarri era mal sopportato da molti in quanto ritenuto un allenatore “proletario”, capace di vincere in categorie diverse, ma “minori” ed al pedigree del mister toscano non bastava certo l’UEFA appena vinta con il Chelsea; quindi al di là dell’aspetto economico piuttosto oneroso, non fu così difficile dargli il benservito.

Promuovendo immediatamente chi era stato scelto per guidare la Formazione Under 23, in Lega Pro; così Pirlo, il “maestro” si è trovato catapultato al centro del programma da neofito della panchina, cosa ritenuta sì rischiosa, ma fidando sulla grande esperienza di campo dell’ex regista, uno con piedi educati e cervello fino, già, in campo però.

Un’altra considerazione era subito emersa tra gli argomenti di discussione, ovvero il rapporto tra Pirlo e gran parte della squadra, i così detti senatori, con i quali aveva mietuto successi a ripetizione e con i quali poteva confrontarsi senza essere ritenuto inadatto o fuori luogo.

La rosa, con l’arrivo di Chiesa, Arthur, Kulusevski, McKennie ed il ritorno di Morata, pareva adeguata per il progetto di raggiungere qualunque obiettivo, prima tra tutte quella Champions da cui erano ultimamente arrivati brutti dolori, continuando con il decimo Scudetto consecutivo, qualcosa di straordinario per il nostro calcio.

A che punto sia oggi il progetto lo sappiamo, tra infortuni, prestazioni non sempre da Juve, un CR7 che dicono stufo tra Champions neppure sfiorate e rapporti che non sono idilliaci, con nessuno, acquisti delle ultime stagioni che se non sono deludenti, lasciano comunque alquanti perplessi.

Il Porto è solo l’ultimo anello di una catena che non pare più così solida, perché proprio la sconfitta ha fatto nascere qualche dubbio anche sui rapporti tra lo spogliatoio ed il mister, specie da parte di quei senatori che di Pirlo si ritenevano “fratelli”; Buffon, Chiellini, Bonucci, hanno infatti evitato interviste e giornalisti, restando zitti come mai avevano fatto in altri momenti difficili, persino con Sarri ….

Nessuno ci ha messo la faccia, eppure questa era stata una forza riconosciuta della Juve, il coraggio di presentarsi e prendersi le proprie responsabilità davanti a tutti, in primis dei tifosi; nel dopo Porto questo non è avvenuto, così come si è notato che al momento della sostituzione, Bonucci non abbia salutato il mister, come da prassi e buona usanza ….

Contro il Porto la palma del peggiore è toccata, praticamente all’unanimità della critica, a CR7, dal quale ci si aspettava il solito contributo di gol e che invece è praticamente stato “assente” in entrambe le sfide; troppo esperto perché si possa pensare abbia sentito l’avversaria, troppo distaccato dal contesto del gioco e del resto della squadra, per pensare di incidere davvero e come sempre.

Oggi il discorso, le discussioni, sono improntate sul continuare o meno un rapporto onerosissimo, soprattutto in relazione ai risultati ottenuti ed una Champions che pareva alla portata grazie all’apporto dell’asso lusitano, uno che arrivava dall’averne vinte tre consecitive!

Quello che sarà, come dice il poeta, lo vedremo solo vivendo, nel frattempo ci sono dei traguardi da raggiungere, poi scopriremo se davvero questo è l’anno zero della nuova Juve o se bisognerà rifare i conti daccapo, e non solo quelli.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Lapresse

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