segue dalla prima parte…

Il trombettista Davis manifesta all’inizio qualche perplessità, perché aveva ascoltato il sassofonista Coltrane anni prima in un lavoro fonografico ma, dopo il provino ne fu alquanto impressionato, per la prima volta John improvvisava su un suo brano, mai sentito prima.

In questo momento così importante Coltrane sfruttò l’occasione di questo incontro con un collega più esperto per migliorare la sua conoscenza musicale. Anche se c’è da dire che Davis nell’organizzare la sua musica era estremamente riservato, non concedeva consigli e manteneva il segreto sulle strutture e sulle soluzioni armoniche.
Nelle esibizioni Davis spesso dava le spalle al pubblico per inviare segnali gestuali ai suoi musicisti senza essere visto, oppure sussurrava loro all’orecchio.
Coltrane al contrario si presentava ad un’approccio musicale concreto e pragmatico: aveva bisogno della continua conoscenza ed elaborazione di ogni nota, accordo e progressione.
Queste incongruenze tanto musicali quanto di carattere infastidiscono tantissimo Coltrane, al punto che decise di andarsene. Intanto il quintetto di Davis aveva firmato impegni per l’autunno e Davis dovette pregare Coltrane di tornare.

È il 26 Ottobre 1955, il quintetto del trombettista con il sassofonista Coltrane entrò in sala d’incisione per produrre un’opera fonografica per la Major, la Label Columbia Records, quattro furono i brani: Ah-Leu-Cha, Two Bass Hit, Little Melonae e Budo, brani che furono inseriti sparsi in vari dischi.
L’assolo del sassofonista nel brano Budo e considerato uno degli apici della carriera di Coltrane.
Una simile perfezione colpì l’attenzione di Miles, che apprezzava la ricercatezza del collega.
Essi aprono una serie aurea di incisioni per la Columbia Records e per la Prestige Records.

L’eleganza sembra essere la caratteristica principale di questo quintetto, tutto è liscio, il piano, il contrabbasso e la batteria sembrano fusi in tutt’uno.
Da in effetti la sensazione di un’unità espressiva dovuta alle ripetute prove e all’affidamento tra i componenti del gruppo.
Ogni pezzo era arrangiato con cura, ma l’arrangiamento è nascosto è spesso consiste di piccoli tocchi isolati: una nota, un accordo del piano, un frammento melodico interpolato. Altri meccanismi sono più complessi, ma non meno nascosti al pubblico.
In brani come If i Were A Bell e I Could Write A Book i solisti possono allungare a piacere l’ultimo giro armonico e avvisano di ciò la ritmica usando come segnali l’avvertimento, piccoli frammenti del tema, nascosti nell’assolo.
Una volta messi a punto e interiorizzati i meccanismi, essi dovevano poi suonare tutto d’un fiato, senza pensarci.

A cura di Alessandro Poletti – Foto Redazione

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