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IRPINIA 1980 QUELLA SCOSSA LUNGA

In Irpinia e in Basilicata i sopravvissuti ricordano dopo 40 anni la tragedia che ha colpito le lori terre. Quella scossa lunga di un terremoto che oggi abbraccia nel dolore due generazioni. Un sisma di fine novembre che in pochissimi minuti, di sera, ha raso al suolo interi paesi.
Oggi tra i nonni, i genitori i figli appena nati di allora, ci sono i luoghi, i territori diversi rispetto a prima. I paesi, si sono trasformati e si sono, alcuni, modernizzati, con una architettura bella ben più collegati al resto d’Italia.

Se prima erano quasi vuoti negli anni ottanta per la forte emigrazione verso la Germania, la Svizzera, attualmente sono più popolati dopo il flusso di denaro che aveva come obiettivo comprare una nuova casa, dopo i crolli. Le due generazioni sono ancora a confronto, anche oggi. Anche 40 anni dopo quella notte cupa. Entrambe sono impegnate più che mai a lottare per un futuro ancora migliore, nonostante il dolore di allora e la pandemia. Un vuoto fatto di prospettive future, di dibattito, di progetti, di sogni, di idee su cosa fare oggi, ma soprattutto domani di questi luoghi bellissimi, rinnovati, ammodernati, resi finalmente accessibili e ospitali, ma che continuano a allontanare le nuove generazioni e a chiamare eroi quelli che restano.

A 40 anni da quel maledetto 23 novembre 1980 il bilancio offre cifre con tanti “più”, ma altrettante con un “meno” davanti. “Più” e “meno” che però non si annullano a vicenda, ma che invece contribuiscono, tutti, a tracciare i contorni di quello che è stato negli ultimi quattro decenni.
E che conducono a oggi, 40 anni dopo, e consegnano non solo un’Irpinia e una Basilicata diverse, ma un’Italia trasformata, più unita e più simile, nella quale parole come solidarietà, sostegno, protezione civile, volontariato, hanno assunto la forma di valori dei quali ormai non se ne può più fare a meno. E di questi valori intensi,umani, nel pianto assoluto, ne parlo a lungo l’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini che si scaglio contro i politici per essere stati in ritardo su tutto, persino di quelle persone che avevano perso non solo i loro cari sotto le macerie, ma anche un sacchetto di farina.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Imagoeconomica

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