Già di rado al centro del dibattito pubblico, l’interesse nei suoi confronti è scemato ulteriormente a causa della pandemia da Covid-19. Ma oltre quella infettiva, l’emergenza inquinamento è sempre lì. Una pandemia nella pandemia. Nove milioni, ogni anno, sono infatti le persone che perdono la vita a causa dell’esposizione all’aria resa insalubre dalle sostanze tossiche in essa liberate dall’uomo. Così, almeno, dal 2015 in avanti. A confermarlo un’analisi pubblicata dalla Commissione Inquinamento e Salute messa in piedi dalla rivista «The Lancet», che conferma quanto già ribadito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Di fatto 1 decesso su 6 tra quelli che avvengono sul nostro Pianeta è diretta conseguenza di una malattia provocata dall’inquinamento: in primis dell’aria, ma anche dell’acqua e del suolo.

Il maggior numero di vittime a causa dell’inquinamento dell’aria

Il dato, significativo in termini numerici, è in realtà stabile dal 2015. Ma non per questo, nonostante lievi miglioramenti, incoraggiante. «L’impatto dell’inquinamento sulla salute rimane enorme, mentre gli sforzi per contrastarlo risultano ancora troppo contenuti», avverte Richard Fuller, ricercatore dell’Alleanza globale su salute e inquinamento di Ginevra e prima firma della pubblicazione. Partendo dai dati del Global Burden of Disease, un programma di ricerca che coinvolge 145 Paesi per valutare l’impatto dei fattori di rischio e delle malattie sui tassi di disabilità e decessi, il lavoro è consistito in un aggiornamento dei dati resi noti l’ultima volta nel 2019. Sul piano quantitativo, di fatto è come se non sia cambiato nulla. Dei quasi nove milioni di vittime provocate dall’inquinamento, la maggior parte (quasi 6,7 milioni) è stata determinata da quello atmosferico. La contaminazione dell’acqua è stata invece riconosciuta responsabile di 1,36 milioni di decessi, seguita dall’intossicazione da piombo (900mila) e dall’esposizione professionale ad altre sostanze tossiche (870mila vittime).

Decessi in aumento nei Paesi industrializzati

Sul piano qualitativo, i ricercatori hanno registrato un aumento del numero di vittime negli Stati occidentali. Un dato che viaggia a braccetto con l’industrializzazione. E dunque con l’aumentato ricorso a sostanze tossiche e a emissioni nocive. Al contrario, è in calo il numero dei decessi associati a condizioni di assoluta povertà: come quelli dovuti all’inquinamento dell’acqua e negli ambienti domestici, registrati soprattutto nei Paesi con risorse prossime allo zero. Un aspetto soltanto in parte però incoraggiante, poiché l’impatto sociale ed economico delle morti provocate dall’inquinamento continua comunque a essere elevato soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito: nei quali le possibilità terapeutiche risultano spesso inferiori rispetto al resto del mondo. A conti fatti, secondo gli esperti, l’inquinamento dell’aria ogni anno riduce l’aspettativa di vita più di quanto non facciano, singolarmente, altre cause frequenti di morte: dalle guerre alle malattie cardiovascolari, dal fumo all’Aids. Con un «taglio» medio alle aspettative di vita di tre anni.

Le malattie provocate dall’inquinamento

Considerando che nell’aria sono disciolte diverse sostanze inquinanti, è difficile dimostrare una correlazione diretta tra l’esposizione a una di queste e il rischio di insorgenza di una malattia. Le evidenze, in questo caso, derivano quasi sempre da studi epidemiologici che hanno valutato l’incidenza di alcune condizioni in aree note per essere inquinate. Si è così scoperto che un aumento delle malattie cardiovascolari e respiratorie (acute e croniche) è fra gli effetti più certi dell’aria inquinata. Nel tempo, l’esposizione alle polveri sottili è risultata legata all’aumentata insorgenza di ictus, infarti, ipertensione, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale e tromboembolismo venoso. Lo smog sembra inoltre influire sullo sviluppo dell’aterosclerosi. A queste occorre aggiungere – seppur raramente mortali – le infezioni, le allergie, le bronchiti croniche e l’asma. Un ruolo l’inquinamento sembra svolgerlo anche nei meccanismi alla base di alcune malattie respiratorie rare: come per esempio la fibrosi polmonare idiopatica. Il novero delle malattie provocate dall’inquinamento include anche i tumori. In cima alla lista degli organi più a rischio, ci sono i polmoni. Non gli unici, però, se si considera che un’associazione esiste anche tra l’inquinamento dell’aria e l’insorgenza del tumore al seno, nelle donne in menopausa. Altri distretti in cui è più probabile che si sviluppi una forma di cancro se esposti a lungo al mix di sostanze inquinanti disciolte nell’aria sono la bocca, la gola e la pelle (non per il melanoma). E, con probabilità inferiori, la prostata, lo stomaco e il colon-retto.

Inquinamento e cambiamento climatico due facce della stessa medaglia

Nell’articolo i ricercatori si sono concentrati anche sulle ricadute ambientali dell’inquinamento, considerato «fortemente legato a fenomeni quali l’aumento della temperatura sul Pianeta e la perdita di biodiversità». Un legame già portato alla luce dalle principali agenzie ambientali europee, che da tempo ricordano come, oltre che sulla salute umana, l’inquinamento atmosferico ha forti ricadute anche sulla vegetazione e sulla fauna, sulla qualità dell’acqua e del suolo. Tra i componenti più pericolosi disciolti nell’aria, secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), ci sono l’ozono troposferico e il black carbon (un elemento del particolato ultrafine PM10 e PM2,5), che hanno un potenziale impatto sul clima e sul riscaldamento globale a breve termine. Anche l’eccesso di emissioni di ossidi di azoto e di ammoniaca – derivanti dai trasporti e dall’agricoltura – interrompono gli ecosistemi terrestri e acquatici e favoriscono le invasioni di nuove specie nei laghi, nei fiumi e negli stagni. Provocando così un impatto sulla pesca, sulle attività ricreative e sul turismo. Ovvero, in maniera meno diretta, sulla salute dell’uomo.

A cura di Televideo – Foto Imagoeconomica

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